Facendo il serio, cosa è successo? Ignoti hanno segnalato il link ed i sistemi automatici hanno provveduto a bannare i nostri redattori

A chi da fastidio Quaz Art?

Martedì 27 dicembre, all’improvviso, Facebook ha limitato la possibilità di alcuni membri della redazione di Quaz Art di condividere i contenuti del sito e del blog.
Alla richiesta di chiarimenti, Facebook ha indicato come l’ultimo articolo condiviso avesse violato le regole del social network, per i suoi contenuti offensivi ed il suo incitare all’odio. A scanso, di equivoci, pubblico il testo incriminato.


Nel Futurismo vi è stata probabilmente una dialettica tra due posizione artistiche e concettuali tra loro contrapposte. La prima era orientata a scoprire la forza primogenia e creativa della materia, evidenziando la bellezza in lei trattenuta: posizione che ha fecondato il Novecento, ereditata da Fontana, da Burri, per poi passare all'Arte Povera ed essere interpretata in maniera creativa nei nostri giorni da Ignazio Fresu.
La seconda posizione era orientata alla trascendenza: una dimensione spirituale che prima si è espressa nelle meditazioni sulla velocità di Balla, una liberazione dal peso dell'essere, per raggiungere la leggerezza dell'anima, poi nell'aeropittura, per raggiungere il culmine nell'esperienza dei futuristi torinesi che capitanati da Fillia, Oriani, Diulgheroff e Rosso affermano che i loro quadri "rompono nettamente il cerchio della realtà per indicare i misteri di una nuova spiritualità" e nelle opere cosmiche di Prampolini.


Posizione ereditata da De Dominicis e che oggi vive nelle ricerche del maestro Antonio Fiore.
Un processo analogo è forse avvenuto nella Transavanguardia: partendo da un'analisi, forse fuori tempo storico, dell'Uomo in chiave espressionista, da una parte Cucchi ha realizzato un linguaggio fondato sul cortocircuito tra forza narrativa del segno e seduzione formale della materia, mentre De Maria ha al contrario ricercato una dimensione mistica, ben evidenziata nella sua mostra al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, curata da Achille Bonito Oliva e da Marco Bazzini.
Mostra in cui sono presenti opere degli anni Novanta e Duemila, con alcune brevi incursioni dai periodi precedenti, centrata sul colore, sintesi tra tensione verso l'Infinito e desiderio d'intimità.


Probabilmente sarò stupido io, non ho problemi ad ammetterlo, però ho difficoltà a trovarvi qualcosa di offensivo nei confronti del prossimo.


Facendo il serio, cosa è successo? Ignoti hanno segnalato il link ed i sistemi automatici hanno provveduto a bannare i nostri redattori.


Al di là delle battute amare, quanto sarebbe durato sul nostro social network preferito il profilo di un Ensor, di uno Schiele o di qualsiasi altro espressionista tedesco o sul fatto che nel 2010 si possa ancora considerare immorale parlare d’arte, la domanda che sorge spontanea è a chi da fastidio Quaz-Art?
Chi ha così paura o invidia del nostro lavoro da ricorrere a mezzucci dozzinali per far tacere la nostra voce?


Chiunque sia, vogliamo avvertirlo: non saranno le sue intimidazioni a spaventarci… Continueremo ad impegnarci ancora di più nella nostra ambizione, ereditata da Lacerba, di essere un foglio stonato, urtante, spiacevole e personale.


Perché qui non si canta al modo delle rane

30/12/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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