La cosa interessante è che il trailer è stato fatto utilizzando un Galaxy Note, Evento che mi ha fatto riflettere sulla rivoluzione indotta

Il sogno dell'elefante

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Conobbi Zazà una ventina d’anni fa. Lavoravano entrambi, che parole grosse, come comparse a Cinecittà. Per me era un modo per guadagnarmi i soldi per le vacanze in maniera meno faticosa dello scaricare cassette di frutta ai Mercati Generali.


Per Zazà, invece, era la possibilità di avvicinarsi alla realizzazione del suo sogno: proveniente da un paesino di quella che lui definiva Calabria Saudita, amministrato da un sindaco che faceva apparire Cetto La Qualunque un governante illuminato, voleva diventare un grande regista.


Si era iscritto, con alterni risultati, al Centro Sperimentale di Cinematografia. Nelle pause pranzo, quando con sprezzo del pericolo mordicchiavamo panini che sapevano di gomma, ci raccontava il suo grande progetto: realizzare un film storico che narrando le lotte tra bizantini, arabi e normanni sarebbe stata metafora della crisi della civiltà odierna.


Mi ricordo sempre che il capo dei figuranti, un signore di una cinquantina d’anni che si faceva chiamare da tutti Zi’ Checco, dopo averlo ascoltato, gli offriva una lattina di chinotto, dicendogli:
Ah, pischè, voi fa’ er colossal ? Da retta a me, che c’ero ai tempi de Cleopatra. Mettice l’elefanti, che ar pubblico je piaciono
E Zazà, regolarmente gli rispondeva
Zi’ Checco, ma devo girare un film, mica mettere su il Circo Orfei
E Zi’ Checco, accendendosi la sigaretta
Zazà, immaginate la scena… Mille elefanti che corono verso Cosenza… Altro che i cammelli de Lawrence d’Arabia
Zazà provò in ogni modo, ma non riuscì mai a sfondare nel cinema: gli dissero di no persino a Budapest, quando, disperato, si propose come aiuto regista per girare film porno. Tornò al paesello, trovò lavoro come uomo di fatica nel villaggio turistico del sindaco e per caso, scoprì la scultura, arte in cui, negli ultimi anni, è diventato discretamente noto.


Qualche giorno fa, ho ricevuto una sua mail: incredibilmente, ha girato una specie di trailer del suo progetto ed ha trovato un fes.. pardon un illuminato imprenditore deciso ad investirvi (anche se sospetto che c’entri qualcosa il suddetto sindaco).


La cosa interessante è che il trailer è stato fatto utilizzando un Galaxy Note. Evento che mi ha fatto riflettere su un effetto collaterale ed imprevisto della rivoluzione indotta dalla telefonia cellulare: la democratizzazione di alcuni linguaggi artistici.


Pensiamo alla fotografia: trent’anni fa, dedicarvisi a livelli professionali, implicava costi e competenze tecniche notevoli che spaziavano dall’ottica alla chimica. Con l’introduzione del digitale, non è stato più necessario. Con le fotocamere di buon livello aggiunte come optional nei cellulari, c’è stato il boom: tutti, dalla maestrina di Cremona al barista di Marsala, aggiungono photographer sul loro profilo di Facebook, si creano il photoblog, pretendono di esporre in gallerie d’arte.


E’ stato un bene o un male?


Sicuramente ha dato visibilità a parecchia immondizia, ha provocato molta omologazione, insomma su flickr ci sono milioni di presunte foto d’arte tutte uguali, qualche truffa, carriere in iPhoneografia sono state costruite copiando male e a colori foto di Cartier-Bresson, ma anche tante idee e tanta sperimentazione.
Insomma, il gioco è valso la candela. Il Galaxy Note offre la stessa possibilità per Video Art: tra due o tre anni, invece di un Bill Viola o di una Francesca Fini, avremo centinaia di appassionati che sperimenteranno nuovi linguaggi visivi.


Per dirla come Mao, ci sarà
Grande confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente
Un caos creativo che aprirà nuove visioni…


A proposito, in onore della memoria di Zi’ Checco, il film di Zazà si intitolerà Il Sogno dell’Elefante…

27/12/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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