Un’altra cosa che contesto a Echaurren è la sua visione funzionalista dell’Arte. L’Arte ha valore, solo se serve a qualcosa: a trasmettere

Canto di Natale

Era l’ultimo venerdì prima di Natale… L’ufficio era deserto: rimanevo soltanto io, a far la guardia a documenti e conti.
Squilla il cellulare. Riconosco il numero di Herbeff
“Ciao, sono qui a Magliana. Dieci minuti e ti passo a prendere che andiamo a Fiumicino a gozzovigliare a base di pesce. Offro io”
“Non ti presenterai con la decappottabile?”
“Ma mi prendi per scemo? Con questo freddo? Ho pure altre macchine…”
Così mi ritrovo davanti una Lotus Exige. Non faccio in tempo a fare battute sul concetto di comodità del mio amico pittore che ci ritroviamo a correre verso il mare. La radio trasmette Canzone per un’amica dei Nomadi. Non mi sembra di buon augurio. Per distrarmi, attacco a parlare.
“Come mai questo pranzo?”
“Per festeggiare il Natale”
“Me se sei ateo”
“Agnostico, specifichiamo. Sostengo che la ragione e l’esperienza umana non possano dire nulla sull’esistenza e sulla natura di Dio. Persino negarla è un atto di presunzione”
“Però è sempre strano…”
“Io amo le feste per ciò che sono: occasioni di rivedere gli amici, di condividere ricordi e sogni. E di sfuggire al grigio del quotidiano… Il resto sono sovrastrutture. Pensa che quest’anno ho pure fatto il presepio?”
“Il presepio? Allora hanno ragione i maya… L’apocalisse si avvicina
“Scemo… Il mio vicino di casa, pace all’anima sua, era un vecchio puparo di Piazza Navona. Quando è morto, i suoi parenti stavano buttando via tutte le casette in sughero e le statuine di carta pesta e coccio. Io li ho fermati e mi son preso tutto. Farlo è onorare la sua memoria… Evitare che la sua vita sia persa nel nulla”
“Non ti facevo così sentimentale…”
“A volte capita”
Ci fermiamo una trattoria sul lungomare… La spiaggia è desolata.
“Ordina tu per me…” gli dico, mentre sgranocchio grissini
“Un paio di impepate di cozze, antipasti misti di mare… Ti vanno le linguine allo scoglio? Ti piace il rombo? Scendi a Palermo questi giorni?”
Annuisco
“Allora forse ci vediamo… Ti ho mai detto che mia mamma è nata alla Kalsa
“Sì, me lo avevi accennato”
“Ho pure dei parenti da quelle parti… Ma quando vado in Sicilia, non li disturbo mai… Pensa che farebbero, se mi presentassi improvvisamente un giorno, dicendo…
Ciao, sono lo zio Will, quello che dipinge…
Sarebbero parecchio a disagio”
“Ma ci capiti spesso?”
“Cinque o sei volte l’anno…. Palermo è una città che mi affascina
“Ci esporresti?”
“Forse… Sai una cosa, per quel poco che conosco l’ambiente artistico di giù, ho l’impressione che si piangano troppo addosso e che dovrebbero credere di più in se stessi. Palazzo Riso, con tutti i suoi problemi e contraddizioni, fa complessivamente un ottimo lavoro. Ci sono gallerie mediocri, alcune che somigliano a nobili decaduti che sopravvivono sui fasti del passato, ma altre che non hanno nulla di invidiare a quelle di Roma e di Milano. La rivista con cui collaborate voi di Quaz Art, Potpourri, è di ottimo livello… Ce ne fossero in giro di iniziative così”
“Però….”
“E che secondo me c’è poca voglia di osare, di rimettersi in discussione. Manca una vena anarchica di rottura. Guarda l’underground romano. Tutti, pure a sproposito, si sono proclamati seguaci del pop surrealism. Fanno gruppo, si confrontano, lanciano idee. A Palermo manca una cosa del genere… Servirebbe un qualcosa di simile all’Hola Hoop al Pigneto che, con qualche limite, funge da centro di aggregazione intellettuale per chi ha le idee nuove. A proposito, hai letto Controstoria dell'arte di Pablo Echaurren?”
“Stamattina in metro, una sua recensione… Ma non mi ha impressionato. Appartiene al filone dei piagnistei sull’Arte Contemporanea?”
“In linea di massima, sì… Contiene tutte le aporie dell’intellettuale “integrato” che protesta contro un sistema, pur godendone i vantaggio. Sai qual è la sua tesi partenza?“
“Guardare un quadro con i propri, occhi, senza dar retta ai critici, considerati alla stregua di imbroglioni. Pensare con la propria testa senza lasciarsi condizionare dal giudizio degli altri”
“Banale e un poco qualunquista”
“Ti ricordi la critica allo scetticismo? Il non esistono tesi assolute è essa stessa una tesi assoluta, quindi si crea un’aporia. Nel nostro caso, se non devo farmi condizionare da giudizi altrui, perché devo accettare proprio quello di Echaurren?”
“Io la penso come Montaigne. il sapere, anche estetico è necessariamente collegato alla singola coscienza individuale e quindi risente delle particolari caratteristiche del soggetto. Non risponde alla ragione, ma alla volontà. Io scelgo, più o meno consapevolmente, di aderire ad una posizione critica”
“Ma non varrebbe anche per l’etica?”
“Qui Will il discorso si fa più complicato. La verità che non può basarsi su una impossibile pretesa corrispondenza tra i concetti costanti nella loro struttura e i dati sensoriali sempre diversi e mutevoli. Di conseguenza, è una forzatura pretendere l'esistenza di leggi universali che possano dare la stessa immutabile visione della realtà.
Nell'ambito dell'autocoscienza invece, poiché vi è una perfetta coincidenza dell'io con sé stesso, si possono costituire leggi morali permanenti e identiche per tutti allo stesso modo, mentre sono destinate a mutare sia le leggi del diritto positivo che le norme religiose.”
“Come le mode o gli stili pittorici”
“Esattamente”
“Un’altra cosa che contesto a Echaurren è la sua visione funzionalista dell’Arte. L’Arte ha valore, solo se serve a qualcosa: a trasmettere la propaganda del potente di turno, a decorare la casa di un grasso borghese, a rendere piacevole la forma di un oggetto”
“Ma così è ridotta a design?”
“Infatti… Chiamami sciocco, ma io ho una visione differente. L’uomo crea, perché ciò gli permette di trascendere tutte le esigenze del Quotidiano. L’Arte è ciò che ci rende assolutamente liberi, senza vincoli che non siano quelli della nostra fantasia e della nostra capacità tecnica.
Ecco, il quadro che rende alla perfezione la mia idea è Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù di Dosso Dossi. Giove crea bellezza, fregandosene della Virtù, di ciò che è utile o conveniente, perché sceglie di essere ciò è, seguendo la propria natura, oppure di assecondare il proprio daimon, quello spirito divino e demoniaco nascosto nelle profondità del proprio Io.
E Mercurio ci ricorda questo: rompere la quiete iniziatica, preoccupandosi dell’Utile e del Funzionale, significa distruggere il processo creativo”
Paghiamo il conto. Dalla radio, Guccini gracchia
ed illuminava l'aria
la fiaccola dell'anarchia

27/12/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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