Hartung, a differenza di Marinetti, non canta il divenire, la velocità o la scontro: lui constata e rappresenta le forze primigenie che cau

Dialettiche

Capito di rado a San Lorenzo, benché vi abiti a due passi: per pigrizia, è più comodo andare verso Piazza Vittorio, perché passare sotto l’arco di Santa Bibiana mi intristisce e mi provoca tanta malinconia, o per evitare d’essere assalito dai ricordi di quando ero più giovane e scemo.
Però, in questi giorni qualcosa sta cambiando. O per una disperata ricerca di un albero di Natale o perché mi son fatto la tessera della biblioteca e devo sbrigarmi a restituire tutto, altrimenti mi ritrovo qualche impiegato del comune sotto casa o perché ho scoperto una deliziosa fabbrica di cioccolato in un cortile nascosto della Tiburtina.


Così in questi giorni, ho scoperto due perle: la prima è la galleria Limenotto9cinque. Un nome strano e curioso che racchiude in sé la forza di un programma. Limen, soglia, passaggio, apertura: immagine che suggerisce l’incontro e la contaminazione, la sintesi delle identità tramite la consapevolezza della differenza.


Distinguere per unire, è lo slogan della galleria. La soglia è anche sfida ad abbandonare il Passato, le certezze, per avventurarsi verso il futuro, rimettendosi in discussione. Essere esploratori del Mondo, interrogandosi su ciò che nasconde l’orizzonte ultimo…
Ottocentonovantacinque: la misura in centimetri dell’atrio che unisce la galleria alla Tiburtina e a San Lorenzo.


In questi giorni, nella galleria c’è una mostra splendida per opere, catalogo ed allestimento, dedicata ad uno dei grandi maestri del Novecento, Hans Hartung.


Hartung è stato l’erede più grande ed intenso del Futurismo, anche se, probabilmente, ascoltando tale definizione, avrebbe scosso il capo. A lui non interessa rappresentare il Reale, né depurarlo nell’astrazione.


Ciò che conta è dar forma alle energie inquiete che lo animano e lo inquietano e lo spingono a mutare. Hartung, a differenza di Marinetti, non canta il divenire, la velocità o la scontro: lui constata e rappresenta le forze primigenie che causano tali fenomeni, la dialettica profonda tra la luce e l’ombra, tra Ordine e Caos.


Sulle pareti bianche si confrontano i trionfi della vita e della luce, con quell’opera, dalle strisce di nero che sembra quasi una profezia dell’Undici Settembre, il dominio della Morte nel nostro quotidiano.


Hartung, rappresenta nella sua ricerca artistica il concetto che Barnett Newman ha espresso in The Sublime is Now


"Tutto quello che facciamo viene da noi stessi, dal nostro sentire. L’immagine che noi produciamo è una rivelazione evidente in se stessa, reale e concreta, che potrà essere capita da chiunque la guarderà senza lo sguardo nostalgico della storia"


Traverso la Tiburtina, per andare a via degli Ausoni, a visitare la Fondazione Pastificio Cerere, nata nel 2004, da un idea e dalla volontà di Flavio Misciattelli, oggi Presidente della Fondazione, con l’intento di creare un nuovo punto di riferimento per la divulgazione e la promozione dell’arte contemporanea, riutilizzando uno spazio di archeologia industriale, una semoleria - pastificio di inizio Novecento.


Non essendo proprio su strada, parecchie volte ho girato a vuoto, non riuscendola mai a trovare. Anche ieri stavo rinunciando, finché, avendo fatto pena al portiere dello stabile accanto, questi mi ha dato l’indicazione giusta su dove andare.


Infatti, la sede della Fondazione si trova all'interno del Pastificio, in uno spazio di circa 150 mq, originariamente destinato allo stoccaggio del grano. Il cortile adiacente alla fondazione (di circa 350mq) viene spesso utilizzato per interventi site specific. Insomma, andarci, per chi non la conosce, è una specie di caccia al tesoro.


Però ne vale la pena… In questi giorni, vi è una mostra dedicata all’artista spagnola a Lara Almarcegui che attualmente vive a Rotterdam. Mostra costituita da due distinti progetti: il primo Guide to Wastelands of the River Tevere, 12 Empty Spaces Await the 2020 Rome Olympics (2011) rappresenta una mappa ed un’indagine delle aree abbandonate della città, future vittime della speculazione, magari con l’alibi delle Olimpiadi.


In Fondazione l’artista presenta il risultato del suo operato: una serie di guide, frutto delle ricerche condotte in loco, insieme a dossier e proiezioni di diapositive. Una creazione di reliquie, di immagini di spazi che il Tempo distruggerà ed una testimonianza del tentativo, anche distorto, dell’Uomo di dar forma all’ambiente circostante, imponendo il Cosmos al Caos.


Il secondo lavoro è costituito da Construction Rubble of Pastificio’s exhibition space (2011), un’installazione composta da cumuli di macerie di materiali da costruzione, corrispondenti a quelli utilizzati anni fa per realizzare l’attuale spazio espositivo nel quartiere San Lorenzo.


Lara Almarcegui, dopo aver calcolato l’esatto quantitativo di mattoni (70 metri cubi), cemento (3 metri cubi), ghiaia (4 metri cubi) e sabbia (20 metri cubi) utilizzati per costruire il silos, ha riportato la stessa identica quantità di materiali all’interno della Fondazione, come se provenissero da una sua ipotetica demolizione.
La rappresentazione del Tempo che tutto crea e distrugge e dell’irrompere nel disordine nel mondo razionale che ci illudiamo di costruire ogni giorno.


La distruzione delle maschere e delle corazze che ci imponiamo, per acquisire una maggiore consapevolezza nella nostra vita.

 

03/12/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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