La bellezza emoziona nell’arte come nella vita, e penso che tutti siamo naturalmente portati a ricercarla in un modo o nell’altro

Intervista ad Elena Cermaria

Elena Cermaria… Se dovessi definire i suoi quadri, li paragonerei alle rime petrose di Dante Alighieri… Quelle poesie, ispirate al trobar clus (poetare oscuro) di Arnaut Daniel, piene di concretezza e di sperimentazioni ritmica e linguistica, in cui si sovrappongono infiniti piani di interpretazione.

 

Così sono i quadri di Elena… All’apparenza semplici, nascondo in essi infiniti mondi e ricerche…

 

Ciao Elena, chi sei? Come ti descriveresti ad un estraneo?

Temo che dovrete leggere tutta l’intervista per scoprirlo almeno in parte..

 

Cosa significa per un artista vivere e creare a Pesaro? E’ un vantaggio o uno svantaggio essere lontani dalle metropoli?

È una città come un’altra,e di bello ha il mare che per me è elemento fondamentale. Non dico il mare vacanziero e rumoroso dell’estate turistica, ma più quello grigio e riflessivo delle passeggiate invernali, vero toccasana per la mia emotività.

Quando ho voglia di metropoli, ci vado, espongo stabilmente a Roma e Milano, certo li la vita è diversa ed i ritmi, come le possibilità, sono differenti. Ma non credo che riuscirei a viverci.

 

Sei mai stata alla Villa Imperiale? Che emozioni provi dinanzi agli affreschi manieristi?

Bellissimi. Decisamente. Ma io amo più il liberty del Villino Ruggeri

 

All’Università hai studiato Antropologia Culturale. Quanto di quella formazione influenza la tua visione del mondo e la tua ricerca artistica?

Tutta la mia opera è intrisa di un substrato “Antropologico”; concettualmente sono molto affascinata dagli Archetipi mitologici e fiabeschi, temi entrambi a me molto cari poiché credo universali e, quindi, senza tempo, attuali. La mia ricerca è essenzialmente contenutistica, poi lo stile realista è solo un mezzo che mi consente di portare alla luce l’idea che sta alle spalle del dipinto.

 

Molti si soffermano solo allo stile, specialmente chi osserva i miei lavori e si stupiscono dell’impronta iper-realista a tratti che mi caratterizza, ma in realtà essa è solo secondaria, Mezzo, se così la vogliamo chiamare, e vezzo, sotto un certo punto di vista..


Dal punto di vista artistico, quale è stato il tuo percorso formativo?

Nasco come autodidatta. Sono visceralmente attratta da un sacco di cose, e per questo mi piace conoscere e sperimentare, sia a livello culturale ( quindi artistico, letterario, etc)che a livello personale i campi più disparati.

 

A monte credo ci sia un forte bisogno di capire ciò che vivo (e non solo ciò che mi circonda), e distillare così un nettare prezioso che nutre le mie passioni ed il mio lavoro..

 

Perché crei? Che ti spinge a dar forma ai tuoi pensieri ed emozioni?

Creo essenzialmente per soddisfare il mio narcisismo. Questo credo sia quello che mi contraddistingue veramente. Non ho vaghi progetti di grandezza di chissà quale tipo.. Non mi interessano percorsi artistici particolari, non amo condividere l’atto di dipingere e detesto che mi si guardi mentre lo faccio.

 

Il “fare” è una cosa sostanzialmente privata per me, intima, ma non in senso “romantico”; dipingo perché la gente possa ammirarmi. E non dico, ammirare la mia opera. No. Ammirare me. Può sembrare strano..

 

Perché la Pittura? Nell’epoca digitale è ancora valido come medium artistico?

Non saprei e, sinceramente, non me lo sono mai posta come problema. Dipingere è una cosa che so fare e che mi riesce bene. E per me è solo un mezzo, come dicevo prima. Quindi, non mi stupirei se domani (o perfino stasera) adottassi un nuovo mezzo, magari fotografico o digitale.

 

Per me è solo il fine che conta. Certo, la questione è ironica, vista la mia nota avversione pratica (reciproca, tra l’altro) per i mezzi elettronici..

 

Cos’è l’Arte? Una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? Lo svelare ciò che vogliamo nascondere a noi stessi?

Non ho idea di cosa sia l’arte in generale.

 

Alcuni pittori della Neofigurazione Italiana ritengono che la Pittura non debba comunicare nulla e che possa essere soltanto bella decorazione. Cosa risponderesti loro?

Ciascuno dipinge per soddisfare un proprio bisogno. Se loro credono questo, benissimo. Li rispetto e spero portino avanti il loro progetto al meglio. Non credo di poter generalizzare su cosa SIA l’arte e su cosa DEBBA essere l’arte. Fino all’ottocento si poteva parlare di un’Estetica, oggi, non credo abbia molto senso.. mi viene in mente a tale proposito, “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” e sorrido.. fa riflettere su molte cose questo piccolo volumetto.

 

Cos’è per te la Bellezza? Che ruolo ha nel mondo e nella vita dell’Uomo?

Io sono alla costante ricerca della Bellezza. Bellezza intesa come Perfezione, formale e contenutistica, non necessariamente legata solo all’idea del Bello, anzi, trovo più interessante la bellezza dell’imperfezione, dell’usura, dello spaventoso e del macabro.. La bellezza emoziona nell’arte come nella vita, e penso che tutti siamo naturalmente portati a ricercarla in un modo o nell’altro.

 

"Luci ed Ombre, in realtà, poiché la Dicotomia è ciò che meglio rappresenta il mio essere, ciò da cui nascono la mia Arte e le mie Passioni…"

E’ una frase con cui ti descrivi su Quaz Art… Partendo da questa frase, si può dare un’interpretazione esistenzialista della tua pittura, un’esplorazione del contrasto tra la consapevolezza di ciò che è l’Uomo e ciò che vorrebbe essere?

Dicotomia è davvero ciò che forse meglio mi rappresenta. Sono sempre stata una persona scissa.. e personalmente non vivo questa sorta di frammentazione del mio essere come un’esperienza negativa. Anzi, ultimamente lo sto considerando quasi un pregio. L’essere tante cose ma sempre me stessa. E’ davvero fantastico.

 

La riflessione sulla Luce ed Ombra è ciò che ti ha avvicinato al progetto Seven di Roberto Ronca? Che ne pensi di questa esperienza ?

L’idea del Peccato mi affascina. Devo ammetterlo. E lo fa a livello sottile e palpabile al tempo stesso.. già il Concetto di peccato mi affascina, poiché dicotomico anch’esso.

 

Peccato: colpa, omissione o mancata opportunità? Poi ci sarebbe tutto il discorso sul cattolicesimo e via discorrendo, ma io non posso non vederlo in chiave antropologica e sono più legata ad una visione di tabù e compressione degli istinti primordiali per riuscire a mantenere legami sociali… il lavorare per il progetto di Ronca mi ha fatto sviscerare i miei di “peccati” e si sa: quando guardi il baratro il baratro guarda in te.

Ma sono giunta con l’età ad avere un certo equilibrio pur correndo sul ciglio del burrone, e come il matto dei tarocchi, anch’io rido..

 

Tu e la tradizione pittorica del passato… A quale artista ti senti più vicina?

Caravaggio. Decisamente. Per l’uso delle ombre e delle luci. E per un’affinità elettiva di carattere, credo.

 

"L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono"

Che ne pensi di questa frase di Protagora? Può essere una chiave interpretativa della tua ricerca artistica?

Assolutamente. La mia ricerca parte e torna sempre all’uomo.

 

Tu e Pessoa… Vi accomuna l’utilizzo degli ortonimi… Come mai questa scelta di moltiplicare identità e punti di vista?

Non so se per tutti è così, ma per me è una necessità espressiva. Poiché nulla di univoco potrebbe in pieno rappresentarmi. Tutti noi portiamo dentro un bagaglio di esperienze ma anche di identità e su questo mi piace giocare.

 

L’Artista, secondo te, è più mago o sciamano?

Domanda difficile. Di getto direi più Mago, visto che è artefice del suo operato e quest’ultimo nasce appunto da un atto di volontà somma dell’artista. Ma anche Sciamano in una qualche misura, poiché pesca in un campo di possibilità che secondo me non è del tutto “umano” ..

 

Cos’è il Pop Surrealism? Come lo definiresti? Cosa ti spinge ad identificarti in questa corrente artistica?

Non mi identifico in nessuna corrente a dire il vero. E neppure questa mi rappresenta a pieno. L’unica cosa che posso dire è che mi sono molto cari temi come le favole, il fantastico, il cimena che sono le basi della pop culture italiana e mondiale..

 

Per te, cos’è l’inquietudine?

L’inquietudine è ciò che mi lega all’esperienza del reale e non sempre in senso negativo.

 

Il sonno della ragione genera mostri o percezioni più ampie del Reale?

Sono schierata decisamente dalla parte di Dioniso, quindi..

 

In questa società, in cui il potere nasce dal controllo dei media, esiste ancora il libero arbitrio?

Credo di si. Bisogna essere onesti con se stessi e trovare qualcosa che ci appaghi. E la scelta nel libero arbitrio è proprio questa: andare DOVE si vuole andare, qualsiasi cosa esso implichi. Anche lo stare fermi potrebbe essere una scelta. Anche voler essere controllati potrebbe esserlo..

 

Palazzo Durini… Il Mito del Vero, il ritratto del volto. Che ci racconti di quell’esperienza ? Qual è il tuo rapporto con il Mito? E con la ritrattistica?

Io prediligo ritrarre figure umane, ed essenzialmente donne. Quasi tutte legate a figure mitologiche (il ciclo delle Ninphae, Eros e Psiche, Saffo..) quindi mi sono trovata proprio nel mio elemento.

 

Oltretutto in un periodo come questo in cui l’arte naviga sempre più verso l’astrattismo formale, questa esperienza mi ha appagato tantissimo, sia umanamente che artisticamente..

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Da dove nasce la tua ispirazione ? Come la rendi forma e sostanza?

Prima di buttarmi sulla tela devo avere bene in mente l’immagine esatta di quello che andrò a disegnare. Questo tipo di gestazione è la parte più lunga del lavoro in effetti, poiché non lavoro mai facendo schizzi preparatori ma figurandomi particolare per particolare quello che poi sarà il lavoro completo. Difficilmente cambio in corsa qualcosa. Quando mi capita di dover modificare, preferisco ripartire da zero su di una nuova tela.

 

Ma di solito non capita.. le mie ispirazioni principali sono essenzialmente date dalle pagine patinate delle riviste femminili, nelle quali molto spesso mi incanto letteralmente a guardare i servizi di moda di alcuni fotografi incredibili. Molto di rado uso modelle, più spesso faccio foto di paesaggi da usare come fondali. Ma tanto poi amo usare prospettive inusuali, quindi mi servono realmente a poco. E lavoro tanto sul colore. Il colore è basilare.

 

Mischio, improvviso.. e c’è anche una discreta dose di fortuna da non sottovalutare. A volte si creano effetti perfetti ed assolutamente inaspettati..

 

E’ più difficile lavorare ad una quadro o ad una copertina di un libro?

Nei quadri sono decisamente più libera. Per le copertine si è sempre legati alla storia, ovviamente, ed all’idea che l’autore (o l’editore ) si è fatto di come dovrebbe essere. È una commissione e si deve venire incontro alle esigenze del cliente.

 

Che ne pensi dello Steampunk?

Mi diverte tantissimo questo stile e questo tipo di ambientazione. Sono una giocatrice di ruolo accanita da più di vent’anni, e questo indubbiamente conta molto nel mio immaginario.. e poi sono un’accanita lettrice fantascientifica e del genere horror. Questo è il mio substrato culturale POP.

 

Progetti per il Futuro?

Non so neppure cosa cucinerò oggi per pranzo..

 

Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

La Gloria Immortale??

20/11/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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