Ritengo che l'Arte, oggi, sia espressione e strumento dell'Uomo che agisce nel proprio tempo

Intervista ad Anna Caruso

Quando vivevo in Lombardia, per una serie di motivi che è troppo lungo da raccontare, capitavo spesso a Treviglio, divertendomi a vagare per le sue strade, in un'atmosfera senza tempo.

 

Passavo il mio tempo a spettegolare con amici, ad ammirare opere d'arte e a bere caffè tra gli arredi liberty del bar Milano. Insomma, tutto immaginavo, tranne che a pochi passi da me vi fosse lo studio di una delle pittrici più innovative che conosca…

 

Pittrice con cui ho diviso l'onore e l'esperienza di rappresentare l'Italia ad Art Basel Miami… Insomma, per farla breve, mi è dispiaciuto, pur bazzicando lo stesso ambiente di non averla mai incrociata, per scambiare due chiacchiere…

 

Ciao Anna, chi sei? Come ti descriveresti ad un estraneo?

Sono qualcuno che non si trova qui per caso. Sono parte integrante dell'evoluzione umana e tento di portarne alla luce gli aspetti più metafisici e noumenici, attraverso l'esperienza del reale.

 

Spiegarlo ad un estraneo risulterebbe piuttosto divertente.

 

Non prendermi a pernacchioni, ma ti devo confessare che quando vivevo in Lombardia, pur capitando spesso a Treviglio, non mi sono mai accorto dello Studio Picart… Che stimoli ti regala vivere e creare in quella cittadina?

Non mi stupisce che tu, come molti altri in passato, non conoscevi lo Studio Picart. Nel 2004 ho fondato e aperto il mio studio in una zona decentrata e poco visibile di Treviglio. All'epoca, purtroppo, le mie finanze consentivano pochi mezzi e ho dovuto adattarmi. Successivamente, nel 2008, in concomitanza con la riqualificazione del centro storico, ho avuto l'opportunità di trasferire la mia sede in una delle due arterie vitali del paese, la via Verga: ho ampliato la galleria, ho potuto allestire un laboratorio più ampio in una posizione più favorevole e ho scoperto come, in realtà, il paese potesse diventare terreno fertile di sperimentazione e dialogo.

 

Relazionarsi con un ambiente provinciale non è semplice, poiché la gente è abituata ad una tipologia artistica ben definita dalla storia cittadina (Longaretti, per fare un esempio), tuttavia, ho scoperto con piacere la disponibilità del pubblico anche a nuove proposte.

 

In futuro, mi piacerebbe aprire una sede a Milano. Magari anche all'estero.

 

Che provi entrando nella Basilica di San Martino e confrontandoti con il polittico dello Zenale e del Butinone, specchio della complessità di linguaggi e contaminazioni dell'Autunno del Medio Evo?

Timore reverenziale e gioia per la possibilità di ammirare tale capolavoro intramontabile, situato a pochi passi da me.

 

Dal punto di vista artistico, quale è stato il tuo percorso formativo?

Ho sempre sentito la necessità di disegnare e modellare qualcosa fin dal'infanzia, quando ancora non sapevo chi fossi né perché lo facessi. Al momento di scegliere un indirizzo specifico dopo le scuole medie, ho optato per entrambi gli interessi che mi muovevano: cultura classica ed espressione artistica. Frequentavo il liceo classico e al pomeriggio occupavo le aule del liceo artistico, seguendo lezioni da un docente di disegno. Questo mi ha permesso di non rinunciare a nulla e di completarmi sotto diversi punti di vista.

 

Dopo la maturità classica, ho frequentato l'Accademia di Belle Arti di Bergamo, con indirizzo pittura e restauro, diplomandomi nel 2004. Pur ritenendo non vincolante la formazione didattica di un'accademia, posso affermare con certezza che la possibilità di confrontarsi, apprendere, sperimentare e, letteralmente, studiare sia un'occasione imperdibile per chi vuole fare dell'Arte la propria vita.

 

Perché crei? Che ti spinge a dar forma ai tuoi pensieri ed emozioni?

Creare è una vertiginosa malattia ed esigenza febbrile che mi impedisce di osservare passivamente lo scorrere del tempo. La creazione di qualcosa, che possa dialogare attraverso un'espressione artistica, mi consente di manipolare la realtà, studiandone dinamiche e rispondenze, e mi permette di essere protagonista del processo vitale.

Come potrei restare sorda a questo frastuono?

 

Perché la Pittura? Nell'epoca digitale è ancora valido come medium artistico?

Amo l'odore dei pigmenti e della colla, amo sporcarmi le mani e mescolare colori e miscele.
Trovo la pittura uno strumento essenziale per il mio lavoro, come una sorta di estensione della gestualità della mano e del cervello. Tuttavia, non disdegno né l'epoca digitale né l'arte digitale stessa. Infatti, prediligo l'utilizzo della tela serigrafica, priva di preparazione, che solitamente viene utilizzata per le stampe fotografiche: questo supporto mi impedisce sfumature leziose e mi consente un ampio utilizzo della giustapposizione del colore, per creare effetti di evanescenza e stratificazione. E' ottima anche per disegnare con gessi e carboncini, in quanto mantiene una superficie molto simile ad un foglio di carta.

 

Inoltre, molti bozzetti li lavoro anche manipolando fotografie e linguaggi grafici informatici, per passare poi alla carta, alla tela o all'alluminio, servendomi in qualche caso di stampe serigrafiche di parole o zone di colore.

 

Cos'è l'Arte? Una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? Lo svelare ciò che vogliamo nascondere a noi stessi?

Credo che l'Arte sia, innanzitutto, comunicazione.

Non sono fautrice dell'arte intesa come monologo interiore dell'artista con se stesso, con il proprio immaginario mondo interiore fatto di ridondanti analisi psicologiche sulla propria individualità; credo, piuttosto, nell'artista che vive nel proprio tempo, inteso come momento sociale, culturale e geografico.

 

In tale prospettiva, l'Arte ritorna ad essere un mezzo di comunicazione e di dialogo tra l'artista, portavoce di un tessuto umano specifico ma, al tempo stesso, globale, e il pubblico, fruitore non passivo del prodotto artistico.

 

Alcuni pittori della Neofigurazione Italiana ritengono che la Pittura non debba comunicare nulla e che possa essere soltanto bella decorazione. Cosa risponderesti loro?

Come ho affermato prima, mi colloco in una posizione diametralmente opposta a questa concezione. La "bella decorazione" va inserita nell'ambito artigianale, chiaramente distinto (ma non separato) da quello artistico.

Arte e Artigianato hanno strumenti di dialogo e di espressione molto diversi tra loro, seppure a volte estremamente compatibili. Ritengo, in definitiva, che l'Arte, oggi, sia espressione e strumento dell'Uomo che agisce nel proprio tempo.

 

Cos'è per te la Bellezza? Che ruolo ha nel mondo e nella vita dell'Uomo?

Potrei definire la bellezza in molti modi, poiché ritengo "belle" tantissime creazioni umane e naturali. Bellezza è un insieme di note musicali, una espressione matematica che descrive una legge fisica, un astro che esplode e si trasforma in energia, un dipinto abbozzato, un foglio di carta sudicio e consumato, morte dolorosa, vecchiaia consapevole, lotta per la sopravvivenza ed evoluzione. Bellezza è entusiasmo e carica creativa/distruttiva: la vita dell'Uomo è pregna di essa in ogni suo movimento.

 

Lo spazio urbano, spesso rappresentato nei tuoi quadri, è proiezione del nostro tentativo di razionalizzare il mondo o del caos che accompagna le nostre vite?

Considero lo spazio urbano, e con esso ogni struttura architettonica, sia un tentativo di razionalizzare l'ambiente che circonda l'Uomo, sia un tentativo di porre ordine nel turbine in cui egli si trova ad esistere.

 

Nella mia pittura, lo spazio diventa teatro e spettatore di intelletto e sentimento; la città aspira ad un ruolo di protagonista, e, come tale, generatrice di ragione, ma rimane intrappolata dai suoi creatori e si piega, quindi, ad un ordine esterno ad essa.

 

Tu ed il Futurismo… Ti senti più vicina al vitalismo urbano di un Boccioni o la malinconia di un Sironi?

Piuttosto lontana da entrambi, direi.

 

Alcuni tuoi quadri, mi danno l'impressione di viaggi psichedelici… Tentativo di rappresentare la simultaneità futurista o l'espansione della coscienza a dimensioni oniriche?

Prendo le distanze dal futurismo vero e proprio, collocandomi invece tra le ricerche dei surrealisti (in questo caso, le dimensioni oniriche diventano, per me, un teatro di scena), la poetica di Bacon (disgregazione dell'uomo che nei miei lavori diventa favola, sovrapposizione e giustapposizione di colore) e il dadaismo (nella decontestualizzazione e ricollocazione di elementi preesistenti con nuovi significati).

 

Che ne pensi di Rick Griffin e della sua ricerca artistica?

Ritengo Griffin un autore di grande talento e carica espressiva, che ha saputo unire arte, grafica e musica in un'espressione nuova, psichedelica e graffiante, portando alla ribalta il segno e la bellezza del colore squillante.

 

L'Artista, secondo te, è più mago o sciamano?

Decisamente sciamano. Mi piace pensare all'artista come figura in grado di unire due universi: il mondo fenomenico, tangibile e conoscibile, e il mondo noumenico, impercettibile ed emotivamente prolifico.

 

Che rapporto hai con la Pop Art? L'Idea dello studio Picart, di riprodurre le tue opere su borse, non segue il percorso opposto alla loro ricerca? Loro rendevano arte gli oggetti del quotidiano, mentre tu rendi l'Arte quotidiana, avvicinandola all'Uomo comune…

Ho amato molto e attinto altrettanto dall'arte Pop: la ritengo madre della filosofia artistica moderna e del vivere quotidiano (occidentale, in special modo).

 

La mia visione di arte quotidiana prende proprio l'avvio da quello che tu sottolinei: rendere l'arte accessibile all'uomo comune, rendere quest'ultimo partecipe e protagonista del processo creativo. Quando mi sento dire da un cliente che non può permettersi un mio dipinto, cerco di capire quanto il valore economico di un'opera possa influenzare la sua diffusione e il suo apprezzamento.

 

Attraverso la serigrafia di una mia borsa, posso avvicinarmi a quel pubblico che non è attualmente in grado di divenire collezionista e posso comunicare attivamente con lui, donandogli la possibilità di riflettere su qualcosa che già l'aveva colpito.

 

Se l'arte è comunicazione, essa deve essere espressa a chiare lettere e deve poter consentire anche ai "non addetti ai lavori" la possibilità di essere fruita. Ho avuto anche piacevoli sorprese da clienti che, al contrario, avevano già acquistato un mio dipinto e poi hanno voluto anche una borsa con lo stesso dipinto, da poter "indossare" ogni giorno. Perché negare questa possibilità?

 

Che simboleggia Alice per te? Nel suo tentativo di dare senso ad un mondo che ne è totalmente privo, rispecchia la tua ricerca pittorica?

Alice è l'archetipo della Fiaba intesa come storia priva di veridicità ma che attinge direttamente dall'universo umano, e ne è parte integrante. Alice si muove alla scoperta di qualcosa di meravigliosamente nuovo, negativo o positivo, inaspettato o scontato, e ne esplora ogni singola sfaccettatura, riponendo fiducia in elementi completamente privi di razionalità.

 

Sento, quindi, una forte affinità con questo personaggio e voglio scandagliare realtà e finzione con lo stesso entusiasmo irrinunciabile.

 

Propp considerava le fiabe come simboli del viaggio iniziatico che compiamo alla ricerca di noi stessi. Quanto di questa interpretazione vive nei tuoi quadri del filone fiabesco?

I protagonisti delle favole che dipingo sono molto vicini all'indagine di Propp. Essi, infatti, si collocano nella straniante modernità indossando le vesti dell'Io dimenticato e schiacciato dal peso del quotidiano.

 

Attraverso la favola possiamo, così, salire ad un piano superiore di analisi del nostro viaggio, all'interno della complessità della ricerca del senso dell'io e della collettività. Dietro la fiaba possiamo mostrarci senza maschere: non siamo noi a colloquiare con chi ci osserva, ma è l'eroe a condurci per mano là dove temiamo di addentrarci.

 

Il porre i personaggi delle fiabe in un contesto straniante, aiuta a farci riflettere sulla nostra natura umana? Oppure ne rafforza il loro ruolo di simboli archetipi?

Amo la decontestualizzazione, così come amo Duchamp.

 

Estrapolo i personaggi fiabeschi, li ricolloco nella dimensione moderna e li osservo, li analizzo, li interrogo. Seppur mute immagini simboliche, esse hanno molto da comunicarci: il loro affacciarsi al caos quotidiano e metropolitano, ad una vita occidentale e maniacale, ci suggerisce una nuova prospettiva di analisi del nostro vivere.

 

La "fanciullezza" pascoliana, che tendiamo a perdere o a dimenticare nel nostro sviluppo cosciente, ritorna protagonista e scopre evoluzioni inattese del Reale.

 

Il sonno della ragione genera mostri o percezioni più ampie del Reale?

Le percezioni più ampie del Reale possono, sovente, essere mostruose.

Ma mai la ragione deve essere messa a tacere, né deve abbandonarsi al torpore della non coscienza.

Ragione e sentimento, esperienza fenomenica e percezione della natura intrinseca del reale: l'intelletto umano e la sensibilità espressiva dell'artista, sia esso pittore, scultore, filosofo, poeta o musicista, devono viaggiare in parallelo, imparando a fondersi in una contaminazione dinamica.

 

In questa società, in cui il potere nasce dal controllo dei media, esiste ancora il libero arbitrio?

E' proprio il libero arbitrio a governare la realtà umana. La storia è sempre stata scritta dai vincitori, così come oggi i media si piegano ad essere strumenti di governo: l'individuo deve sapersi destreggiare in questo ambiente e compiere delle scelte consapevoli, affermando, così, il proprio arbitrio.

 

Art Basel Miami… Che ci racconti di quell'esperienza?

Relazionarmi con un pubblico oltre oceano è stato notevolmente stimolante. Ero partita con timore e circospezione per ciò che sarebbe scaturito dal confronto con una realtà complessa ed eterogenea come il panorama americano.

 

Ho scoperto, invece, che il dialogo era parte integrante della manifestazione ed è stato l'incipit di nuove sperimentazioni, anche su idee accantonate in precedenza.

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Da dove nasce la tua ispirazione? Come la rendi forma e sostanza?

Ritengo il Viaggio tessuto connettivo e strumento di creazione, origine di ogni cosa.
Viaggio inteso come scoperta, conoscenza, manipolazione culturale e sociale del mondo umano e delle trame che lo ricamano: questo è il mio punto di partenza, questo è l'incipit del mio foglio bianco.

 

Traggo ispirazione da ciò che vivo attraverso i miei 5 sensi ma anche, e soprattutto, attraverso la riflessione sulla storia e la vita dell'Uomo, sia esso singolo individuo separato dal Tutto, sia, invece, esso parte integrante del substrato di "Gaia". Occorre una matita, poi, per dipanare la totalità della percezione.

 

Che rapporti hai con l'Arte Digitale? Che ne pensi? Può essere la nuova frontiera dell'Arte? Come potrebbe evolversi?

Come ho detto, mi sento vicina all'Arte Digitale e credo possa offrire molte strade da percorrere in svariate direzioni. Penso che la contaminazione tra le diverse discipline artistiche sia un fondamento imprescindibile per l'arte stessa e, a tal proposito, confido nel sodalizio tra digitale e pittorico, tra video e scultura.

 

Essendo l'era mediatica la nuova prospettiva della contemporaneità, sicuramente l'arte digitale acquisisce un ruolo determinante in questo panorama e si colloca come capostipite di nuove ed inaspettate evoluzioni comunicative.

 

Progetti per il Futuro?

Sto lavorando al mio ciclo "Looking for a green rabbit" e progetto di presentarlo in una personale a Milano, appena sarà concluso. Nell'immediato futuro sarò presente ad Arte Fiera Bergamo 2012; inoltre, sto seguendo un programma di Ivan Quaroni ed ambisco a confrontarmi con autori che stimo moltissimo e che ritengo possano anche indirizzarmi su nuove frontiere.

In generale, sono decisamente ambiziosa e voglio lasciare un segno.

 

Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

L'energia non si crea né si distrugge, ma si trasforma. Non mi è dato sapere in che cosa.

13/11/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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