per me non vi è orrore ne dramma nel vivere, anche perché l'alternativa sarebbe il nulla

Intervista a Maira Pedroni

 

Ciao Maira chi sei? Come ti descriveresti a un estraneo?

Generalmente non mi descrivo. Preferisco scrutare l'estraneo in questione per far in modo che non sia più tale.
Non parlo mai di me di spontanea volontà. Preferisco essere l'osservatrice.
Solo quando mi vengono poste delle domande, come in questo caso, parlo di me.

 

Perché crei? Cosa ti spinge a rappresentare il dramma e l'orrore di vivere?

"Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" cit. Lavoiser.
Preferisco parlare di trasformazione. Tutti gli elementi rappresentati nei miei lavori non sono altro che una alterazione e un riadattamento di entità astratte (come i sentimenti) e oggetti reali (come il sangue, la carne e le catene); uniti insieme per formare un unica scena surreale che richiami delle emozioni comuni.

Nel mio modo di rappresentare le tendenze e la condizione umana c'è un paradosso:
per me non vi è orrore ne dramma nel vivere, anche perché l'alternativa sarebbe il nulla.
Io amo la vita in tutti i suoi meccanismi ma, allo stesso tempo, la detesto perché non è infinita.
Da questo contrasto nasce la mia Arte.

Tutti gli ostacoli, le delusioni, le sofferenze e gli orrori non fanno che renderci più forti. Quindi preferisco vedere tutto positivamente.

 

Dal punto di vista artistico, quale è stato il tuo percorso formativo?

Come per la mia formazione culturale, il mio percorso educativo artistico è stato del tutto spontaneo.
Ho sempre avuto la passione per tutto ciò che richiedesse creatività, impegno e pazienza.
Autodidatta in tutto e quindi anche nella pittura.
Ho iniziato a dare seria considerazione all'Arte verso l'età di 16 anni.
Quindi nel 2009 acquistai una tastiera grafica che tutt'ora mi accompagna. Qualche mese dopo, però, abbandonai quasi totalmente l'Arte digitale e iniziai a dipingere con l'acrilico. Finalmente trovai il giusto mezzo per poter esprimermi al meglio.
Con il tempo rimpiazzai le tele con telai completamente in legno realizzati da me.
In quasi 3 anni di pittura ho ricevuto molta soddisfazione da ogni singolo quadro. Ho fatto anche qualche esposizione tra cui quelle nelle conferenze contro il nucleare.
Non avendo soldi da buttare come fanno tantissimi "artisti", non partecipo a concorsi o altri eventi simili.
Come nella pittura, ho imparato da sola i modi per far conoscere i miei lavori costruendomi i mezzi necessari.
Il mio solo scopo è quello di attivare il pensiero facendo conoscere i miei quadri in tutto il mondo e non quello di venderli.

 

Cos'è X-legion? Come contribuisci a questo progetto?

Ho trovato il progetto X-legion molto valido e adatto a quello che io ho da offrire. Sono molto curiosa di vedere come si svilupperà.
Diventa un portale sempre più ricco di contenuti e di partecipanti di un genere sottovalutato.
Per me è una valida vetrina e, quando avrò un numero più consistente di lavori, non perderò tempo a richiederne l'inserimento anche qui su Quaz-Art che è altrettanto ottimo e ricco di contenuti.

 

La nostra società è talmente vacua da poter essere scossa soltanto con immagini forti? Oppure riusciamo persino ad assuefarci a queste?

Mi dispiace dirlo ma la nostra società spesso non viene scossa nemmeno con immagini forti. Ogni singolo ha una diversa sensibilità che può variare a seconda della cultura d'appartenenza.
Ho notato che i miei lavori sono molto apprezzati in America, particolarmente negli USA e in Indonesia, mentre in Italia molto meno. Qui le persone per l'80% tendono a soffermarsi sul macabro e non riescono ad andare oltre. Un 10% riesce a cogliere un significato ma non riesce ad apprezzare il genere. Il restante 10%, apprezza il genere e coglie il significato.

 

Quanto della cultura e tradizione sarda, con le sue leggende e simbolismo, vive nella tua ricerca artistica?

In questo sono ignorante. Non conosco la cultura sarda al 100% e il poco che conosco non mi rappresenta. Questo non mi permette di trovare interesse per approfondire le mie conoscenze al riguardo.
Non c'e nulla di ricollegabile della mia Arte al luogo in cui vivo.

 

Cos'è l'Arte? Una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? Lo svelare ciò che vogliamo nascondere a noi stessi?

Questa domanda è molto difficile. Ognuno ha una concezione diversa dell'Arte, talvolta completamente opposta a quella che potrei avere io.
Per me l'Arte è lo strumento ideale di sfogo celebrale:
una ribellione a ciò che ci limita;
un modo di conoscersi ulteriormente;
uno strumento di comunicazione e di denuncia;
una suscitatrice di emozioni e riflessioni;
un modo per restare svegli.

 

Alcuni pittori della Neofigurazione Italiana ritengono che la Pittura non debba comunicare nulla e che possa essere soltanto bella decorazione. Tu che ti sei impegnata anche in battaglie sociali, come contro il nucleare in Sardegna, cosa gli risponderesti?

E' assolutamente una considerazione idiota. La bella decorazione è meglio lasciarla agli artigiani.
C'è molta differenza tra artisti e artigiani.
Io stessa oltre che artista sono artigiana. Amo la grafica, la falegnameria, e voglio avvicinarmi anche alla serigrafia. Questo però non mi porta a confondere l'arte con l'artigianato.

L'Arte è anche un mezzo di comunicazione e strumento di denuncia.
Quindi perché non utilizzare questo grandioso strumento?

Ogni singolo individuo di qualsiasi nazionalità e appartenenza è soggiogato da un'unica casta. Quest'ultima manipola il nostro modo di pensare e di vedere le cose attraverso i media.
Nulla possiamo fare che cercare fonti alternative messe a disposizione da persone che lo fanno senza interesse. Io voglio essere una di quelle persone.

 

Nella tua ricerca, non c'è proprio spazio per la Bellezza? Oppure le tue immagini forti rappresentano il fondamento di un'estetica alternativa, in maniera analoga a quanto ricercato dagli espressionisti tedeschi?

Il concetto di bellezza è del tutto soggettivo. Io vedo molta bellezza in quelle che sono le parti umane nei loro meccanismi.
Le mie immagini rappresentano sicuramente il fondamento di un'estetica alternativa apprezzabile da pochi.

 

Un mio amico ha definito la tua pittura catara, perché mostrando l'Orrore del Mondo, ci spinge a trascenderlo, avvicinandoci alla Luce… Che ne pensi di questa definizione?

Questa definizione può essere interpretata in molti sensi. Non è del tutto sbagliata.
Premetto che nei miei lavori c'è molto dualismo, e quindi, può essere espresso anche in questo modo.
Essendo il mio scopo quello di dare una scossa alle menti, per riportarle alla realtà, vorrei anche che queste ultime usassero questa esperienza per fare poi qualcosa di utile per se stessi e per gli altri.

 

A chi ti senti più vicina, a Bosch o a Grunewald?

Non mi sento vicina a nessun artista vissuto o contemporaneo. Questo non significa che io non sia in grado di apprezzare il lavoro di altri che, come me, esprimono se stessi e lanciano un messaggio.
Io credo che ogni esistenza si sviluppa nella sua singolarità grazie ad una serie irripetibile di eventi. Così come il pensiero.
Per quanto riguarda il visivo: entrambi non mi hanno colpito, forse perché sono troppo lontani dal mio tempo.

 

Ecco l'angoscia umana in cui lo spettatore dovrà trovarsi uscendo dal nostro teatro. Egli sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi. E tale dinamismo sarà in diretta relazione con le angosce e le preoccupazioni di tutta la sua vita. Tale è la fatalità che noi evochiamo, e lo spettacolo sarà questa stessa fatalità.

L'illusione che cerchiamo di suscitare non si fonderà sulla maggiore o minore verosimiglianza dell'azione, ma sulla forza comunicativa e la realtà di questa azione. Ogni spettacolo diventerà in questo modo una sorta di avvenimento. Bisogna che lo spettatore abbia la sensazione che davanti a lui si rappresenta una scena della sua stessa esistenza, una scena veramente capitale. Chiediamo insomma al nostro pubblico un'adesione intima e profonda

Sono le frasi con cui Artaud descrive il suo teatro della crudeltà. Possono essere adattate anche alla tua Arte?

Assolutamente si.

 

L'Artista, secondo te, è più mago o sciamano?

Sciamano.

 

Ti definiscono crudele, solo perché mostri l'Uomo per ciò che è. Secondo te, questa repulsione da parte del pubblico nasce più dalle tematiche che affronti o dalla forma che doni loro?

Sicuramente la repulsione è data più per la forma con qui rappresento le tematiche.
Non sono mancati gli insulti:
"… Sei una persona violenta, fatti curare" o "… Questi quadri sono da malati fanno schifo …" e via dicendo.
Ovviamente ci sono anche delle persone che preferiscono vedere la parte decorativa dell'Arte e trovano validi ma allo stesso tempo angoscianti i miei lavori per via delle tematiche trattate e quindi preferiscono apprezzare qualcosa di più positivo.

 

Sempre citando Artaud, lui definiva il suo teatro crudele, non perché incitava al sadismo, ma per il fatto che stimolava al sacrificio di qualsiasi elemento non concordanti al fine della rappresentazione. In questa ottica, possono essere definite crudeli le tue opere? Ogni loro elemento è subordinato allo scopo di scuotere l'animo?

I miei quadri vogliono essere per il pubblico più come un mezzo per mettere i piedi per terra che per abbandonarsi a fantasie liete e lontane.
Le mie opere non sono assolutamente crudeli ma in quest'ottica possono esser definite tali.
Esse non si riferiscono a nessuno in particolare e non rappresentano chiaramente atti di violenza proprio per non istigare quest'ultima.
Ogni elemento è concepito per scuotere oltre che l'animo la mente.

 

Il sonno della ragione genera mostri o percezioni più ampie del Reale?

Mostri con una percezione più ampia del reale. Una percezione vista dall'intera massa come sbagliata.

 

In questa società, in cui il potere nasce dal controllo dei media, esiste ancora il libero arbitrio?

Il libero arbitrio esiste nelle piccole cose di tutti i giorni. Ogni singolo è convinto di essere speciale e unico ma in realtà facciamo parte di un'unica massa che si muove nella direzione che ci viene suggerita e talvolta imposta dai media. Come dicevo prima: siamo liberi di attingere da fonti alternative (ma non sempre).

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Da dove nasce la tua ispirazione? Come la rendi forma e sostanza?

La mia ispirazione nasce dovunque e comunque purtroppo.
Dico purtroppo perché spesso è stata causa di perdita di concentrazione nello studio: cosa in cui non sono mai stata forte; cosa a cui ho rinunciato da tempo.
Qualsiasi azione io stia facendo, guardando o sentendo fa scattare l'idea. Questa può essere legata al genere che solitamente dipingo o ad altre mille applicazioni.
Il mio cervello fa continui viaggi, tanto che spesso prendo in considerazione l'idea di appendere un avviso "torno subito o forse no" =)

Dopo che ho dato priorità all'idea giusta, inizio subito con la realizzazione del supporto su cui andrò a dipingere.
Ultimamente si tratta quasi sempre di un supporto di legno (pioppo) che taglio e levigo per ottenere la giusta rugosità superficiale adatta a trattenere fino a 10 strati di acrilico.
Inizio subito a dipingere senza abbozzare, tranne nel caso in cui ci siano troppi elementi di cui bisogna tener conto.
Parto dallo sfondo nero per poi fare uno strato per ogni elemento creando quindi più livelli.
Dipingo anche ciò che verrà coperto da livelli superiori come nel caso di "Bad future" e "Friends". Forse per puro masochismo.
Ogni volto è inventato e viene rappresentato così come si trova nella mia fantasia.
Utilizzo acrilico molto denso e pennelli sintetici e creo le sfumature degli ultimi strati con pochissima tinta e mano leggera. I dettagli e punti di luce vengono alla fine.
Una volta ultimato il dipinto, questo viene montato nel resto del supporto o "cornice" rigorosamente ideato e realizzato da me. Odio montare cornici banali, e dato che, non ne esistono in acciaio o di grossi spessori, è l'unico modo per soddisfare la mia pignoleria. Chi fa da se fa per tre.
Ogni quadro nasce con più di un mese di pittura e a causa delle cornici stravaganti può arrivare a pesare anche 8 chili.

 

Che rapporti hai con l'Arte Digitale? Che ne pensi? Può essere la nuova frontiera dell'Arte? Come potrebbe evolversi?

Siamo in buoni rapporti. Mi aiuta a scaricare la tensione dopo una lunga sessione di pittura acrilica e mi fa passare il mal di schiena.
Utilizzo l'acrilico per le mie opere perché mi trovo meglio … E' come se non riuscissi ad avere la stessa soddisfazione usando il digitale.
Allo stesso tempo amo la grafica e la ritengo indispensabile. Spero che il digitale non diventi ancora di più alla portata di tutti, come già in parte lo è, perché questo potrebbe far nascere tantissimi "artisti" mal improvvisati.

 

Progetti per il Futuro?

Il mio unico progetto è quello di continuare a dipingere e di riuscire a vivere con la mia capacità creativa. Oggi giorno è una delle cose più difficili da realizzare.

 

Esiste qualcosa al termine del viaggio chiamato vita?

Il vuoto.

06/11/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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