Nei miei parametri concettuali, associata alle persone la bellezza perde di valore ma non di potere

Intervista a Mara Venuto

Ogni tanto, mi trovo in difficoltà nello scrivere i cappelli delle interviste… Ora conosco Mara da diverso tempo e la stimo come persona, come scrittrice e come giornalista… Qualsiasi frase scriverei, sarebbe inadeguata a descriverla…

 

Quindi, preferisco lasciare la parola a lei….

 

Ciao Mara, chi sei? Come ti descriveresti a un estraneo?

Incipit dei più ardui per un'intervista! Sono una donna che ama appassionatamente la vita, l'uomo, la scrittura, e tutto ciò in cui crede e per cui si spende. Non sono capace di sostare nel mezzo del guado, in genere mi ci immergo fino al mento e lo attraverso. Non sono le ipotesi di conseguenze mortificanti, o la profondità e i mulinelli del fiume a fermarmi. Sono capace di chiedere aiuto e, all'occorrenza, di accettare l'errore e la sconfitta. Poiché vivo fino in fondo con passione, non ho rimpianti.

 

Perché scrivi? Cosa ti spinge a dar forma con le parole ai tuoi pensieri? E' una ribellione a ciò che ci rende meno umani? Un sezionare i propri abissi? O un rendersi un pellegrino nel mondo, specchi del cammino che compie ogni uomo?

Credo nel potere salvifico dell'arte, e della letteratura in particolare, forse perché è il mio linguaggio. Nei libri ho trovato risposte a domande che non avevo avuto il coraggio di pormi e che, come vortici di irrisoluzione, mi turbavano in determinati momenti della vita. Molti scrittori mi hanno mostrato quel "cuore di tenebra" o la bellezza dell'anima nudi, esposti alla contemplazione. Non ritengo che si scriva con l'orgoglio di riflettere nulla di universale ma per amore della parola scritta e della natura umana. Tutto ciò che vivo o osservo ogni giorno, e su cui mi soffermo a meditare, diviene spesso trama dei miei testi, per un istinto naturale alla condivisione. Come un parlare a persone care del proprio vissuto, di ciò che, una volta compreso ed elaborato, ha operato cambiamenti, con l'intento di nutrirle o stimolarle alla riflessione. Accanto a queste motivazioni, scrivo perché non posso farne a meno, è una specie di istanza ontologica.

 

Poesia o prosa. Due linguaggi alternativi o complementari ? Come li utilizzi per esprimere il tuo io?

Tanto quanto mi considero effettivamente una scrittrice, non ho alcuna velleità poetica. Non riesco a concepire la poesia e la prosa come linguaggi alternativi o complementari, nè in quanto autrice nè come fruitrice. Semplificando, le reputo due modalità espressive che si servono della parola scritta, con leggi proprie e pari dignità. Credo, però, che scrivere buoni versi sia ben più difficile che comporre, ad esempio, un racconto. Perchè il rischio della sciatteria o della banalità è molto più elevato. Anni fa nel mio blog scrivevo dei pensieri in libertà che furono assimilati a versi sciolti, sebbene non li avessi concepiti con l'intento di poetare.

 

Cos'è la bellezza per te? Qual è il suo ruolo nella Vita?

Nei miei parametri concettuali, associata alle persone la bellezza perde di valore ma non di potere. Accostata all'arte o alla natura, invece, li conserva entrambi. Il cannibalismo iconografico del nuovo secolo ci ha resi più massivamente portati ad apprezzare e idolatrare la bellezza del corpo mentre, per contro, siamo immersi in una bruttezza senza speranza, soprattutto nei grandi agglomerati urbani, e in un'incultura socialmente accettata che ci ha resi impermeabili e insensibili di fronte alla bellezza che è nella cultura, nutrimento dell'anima.


Lo scrittore non deve trovarsi, nella parte in cui il fiume scorre dolcemente, ma deve stare al centro di un vortice. Non deve mai pensare di voler raggiungere la parte meno profonda del fiume.

Per te, cosa significa entrare nel vortice? Esplorare i lati oscuri della società? Accettare il nostro essere fallibili?

Mi sorprende molto aver risposto alla prima domanda dell'intervista proprio utilizzando la metafora del guado e del fiume... Certamente credo che sia compito di ciascuno cercare innanzitutto la verità della propria natura e del proprio presente. Imparando a smascherare le auto-illusioni, ad accogliere le oscurità tanto quanto la luce delle virtù. La negazione non ha mai cancellato il delitto o l'errore, ha solo procrastinato il male, ingigantendone le conseguenze. Lo scrittore, più di qualunque altra persona, ha la possibilità di tradurre in parole quel viaggio dentro di sè, e l'esplorazione del reale sulla base della propria esperienza. Ma il compito arduo di immergersi nelle acque vorticose della propria storia, riemergendone più forti e consapevoli, spetta a tutti. Nessuno escluso.

 

Leggimi nei pensieri: una serie di ritratti che rappresentano il caos del nostro quotidiano? Cosa unisce i destini dei vari personaggi? La consapevolezza della speranza? Lo stupore di andare avanti, nonostante il peso di vivere?

Quindici personaggi, fra uomini, donne, ragazzi, anziani, una bambina. Quindici volti in cui ho cercato di far emergere sguardi sinceri sulla vita, vissuta con gratitudine o rabbia, nei suoi sviluppi più generosi o crudeli. I protagonisti di "Leggimi nei pensieri" si riservano uno spazio privato per il dialogo sincero con sé stessi, senza maschere e pietà, in monologhi autentici con i loro dubbi più disperati, la profonda fiducia nel mondo, la rabbia secca, l'innocenza stupita. Storie differenti per matrice, origine, trama, in cui la verità delle ferite, delle speranze, le meschinità e la grandezza, sono raccontati in prima persona, dalla viva voce di protagonisti sofferenti ma mai vinti, finalmente liberi e felici, oppure ancora in cammino. E' una silloge in cui ho racchiuso la mia passione per l'uomo e la mia attitudine metaforica al palcoscenico, alle maschere empatiche con cui assumere identità lontane e, allo stesso tempo, vicine.

 

Noi siamo inclini a stimare il bozzetto più della composizione, il frammento più della statua, l'aforisma più del trattato, il genio mancato e disgraziato ai grand'uomini olimpici e perfetti venerati dai professori.

E' una delle frasi dell'Introibo di Lacerba. Potrebbe essere considerata una sintesi di Leggimi nei Pensieri?

Mi sento di rispondere affermativamente a questa domanda, rileggendo la citazione alla luce di una lirica che amo molto: "Il meglio" di Douglas Malloch.


"Se non puoi essere un pino in cima alla collina.
sii un arbusto nella valle, ma sii
il miglior, piccolo arbusto accanto al ruscello;
sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.
E se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d'erba,
e rendi più lieta la strada;
se non puoi essere un luccio, allora sii solo un pesce persico:
ma il persico più vivace del lago!
Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche equipaggio.
C'è qualcosa per tutti noi qui,
ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,
e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.
Se non puoi essere un'autostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una stella.
Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:
sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.
"

 

L'esperienza del digitale (il web, facebook) ed il giornalismo hanno cambiato in qualche modo la tua scrittura?

Nel mio lavoro di scrittrice resto pervicamente fedele all'uso accurato e dotto della lingua e anche alla complessità del periodare. Nel mio impegno di giornalista, invece, tanto più di articolista sportiva, cerco una maggiore pulizia e linearità dello stile. Antepongo la sostanza dell'informazione alla ricchezza della forma, tuttavia, i miei lettori mi rimandano spesso il piacere di ritrovare qualcosa di letterario nei miei pezzi di sport, ad esempio nelle metafore impiegate o nelle descrizioni dei particolari osservati.

 

Montale, in Non chiedermi la Parola, afferma l'impossibilità del Poeta di fornire rivelazioni su se stesso e sulla Vita. Può soltanto insegnare a dubitare. Tu che ne pensi?

Concordo completamente per ciò che riguarda l'impossibilità di arrogarsi verità che abbiano una qualsivoglia pretesa di universalità. Lo scrittore, il poeta, l'uomo in generale, non hanno accesso alla rivelazione, ma a frammenti di luce sulla propria storia personale. L'artista possiede gli strumenti e il talento per condividere quanto meditato e percepito, e la volontà di esprimerlo affinchè altri possano goderne o giovarsene. Tuttavia, le modalità con cui tali messaggi soggettivi vengono recepiti, sono a loro volta del tutto soggettive.

 

L'Ultima poesia è la Morte. Che ne pensi di questa frase?

Penso più che altro a un epitaffio. La vita può essere intrisa di poesia così come di turpidudine, ma la speranza dei giorni a venire, che sussiste assieme al respiro, e del futuro con il seme del riscatto e della rinascita, toccano corde molto liriche in me. Fatico ad accostare la morte alla poesia, fuorchè intendendola in senso cristiano, come chiamata all'amore insopprimibile e all'eternità che, per i non credenti, si traduce nella vocazione al perdurare della memoria. Lì c'è poesia.

 

Il caldo buono. Come è nata questa silloge? Con che criterio sono stati scelti i racconti? Cosa unisce le storie presenti in questo libro?

 

"Il caldo buono" cita, nel titolo, una strofa della lirica "Natale" di Giuseppe Ungaretti.: "Qui
non si sente altro che il caldo buono". Nel 1916, nel corso della Grande Guerra, in licenza
dal fronte, Ungaretti si sente estraneo al tempo festivo: la felicità e l'allegria che connotano i giorni natalizi gli appaiono forzate e faticose. Ferito nell'anima dalla ferocia del conflitto, desidera solo restare in raccoglimento, al riparo del calore del focolare. In sintonia con lo spirito del poeta, la raccolta di racconti "Il caldo buono" accompagna per mano i lettori in un tempo privato e intimo, di ricerca di significato e valore, di costruzione di uno spazio di riflessione in cui rileggere la vita, attraverso vicende umane immaginarie ma mai del tutto estranee. Ne "Il caldo buono" c'è la convinzione di fondo che la vita stessa offra opportunità di riscatto e abbia uno sguardo bonario e una mano generosa nonostante non risparmi, talvolta, la durezza del nerbo: questa confidenza è il fil rouge della raccolta, assieme alla qualità stilistica e narrativa che hanno rappresentato i criteri primari di scelta. I protagonisti dei racconti sono tutti personaggi rivestiti di vitalità, di fede nell'esistenza, da vivere ognuno a proprio modo: chi rettamente, per vie conosciute e coerenti, e chi lungo i sentieri impervi e accidentati della propria personalissima coscienza. I tredici scrittori sono accomunati dall'amore sincero per la parola scritta e dalla voglia di produrre e veicolare cultura, e tutti i racconti racchiudono in sè la vocazione alla bellezza che può salvare.

 

E' più difficile scrivere un racconto o un romanzo? L'Uomo può essere descritto meglio nella sintesi di poche righe o nell'analisi di centinaia di pagine?

Spesso il racconto è la prima forma letteraria a cui un aspirante scrittore si accosta per provare le proprie attitudini narrative. Quasi per una sorta di umiltà o di timore al cospetto della complessità del romanzo, nell'idea romantica che fra il racconto e il romanzo stesso sussista la differenza fra un breve sentiero di campagna e un'autostrada americana contorta e percorsa da infiniti veicoli... In realtà, la struttura più sintetica del racconto esige l'arte di non produrre una sorta di compressione nella trama, di non smarrire il senso della storia in un vuoto esercizio di stile, di non confermare l'eventuale matrice di "test" di abilità da neofiti. Personalmente, amo molto il racconto e lo rispetto, quanto al genere e alla forma: non a caso, sia la mia prima pubblicazione "Leggimi nei pensieri" che "Il caldo buono" sono entrambe sillogi di racconti. D'altronde, oggi, trova spazio nella librerie una molteplicità di romanzi che ha più la veste del racconto lungo che non del romanzo vero e proprio, inteso come da tradizione.

 

Tu e il fumetto. Come descriveresti il tuo rapporto con questo linguaggio? La convergenza tra immagine e parola aiuta a scendere in profondità nella vita d'ognuno?

La passione per la tavola illustrata me la porto dentro dagli anni dell'infanzia quando leggevo Topolino e Geppo (un diavoletto fuori posto per la sua inguaribile bontà) e dalla prima adolescenza, quando ho iniziato ad amare Dylan Dog, poi i manga giapponesi, fino alle graphic novel-capolavoro come Il Corvo. Il fatto di essere completamente immersi in una società iconica, in cui la predilezione e l'attitudine a cogliere le immagini ha superato l'interesse per la parola scritta, credo giovi molto al fumetto, rendendolo uno dei linguaggi del futuro. Esistono opere a fumetti in cui il confine con il romanzo d'autore è molto sottile, proprio per la capacità degli sceneggiatori e dei disegnatori di cogliere la contemporaneità, i conflitti della società e del cuore dell'uomo. Penso a V per Vendetta, Fun Home, Persepolis, alle opere di Gipi, e potrei citare ancora molti altri esempi.

 

Sei sorella di una pittrice: il rapporto con la sua pittura ed in generale con l'ambiente artistico, come ha influenzato la tua creatività? Nella tua esperienza, quali sono le differenze e le similitudini dei due processi creativi?

Il rapporto molto stretto con la mia gemella-artista ha certamente nutrito l' attrazione che provo per il mondo dell'arte, che suscita in me emozioni vive e accese, assimilabili ad un piacere profondo, legato al nutrimento. Da ciò mi ricollego alla riflessione precedente sulla bellezza e sul potere di incantare e suscitare cambiamenti, fino a conversioni di senso. Non escludo affatto che il confronto quotidiano con mia sorella Claudia abbia influenzato la mia creatività, inoltre, rilevo in noi notevoli similitudini nell'approccio al "viaggio interiore" che genera l'ispirazione, fino all'atto creativo. L'origine e il fine restano i medesimi: l'osservazione di sé e del mondo, coronate dall'urgenza di comunicare.

 

Quali sono i tuoi gusti personali nell'ambito dell'Arte Contemporanea? Concettuale o Neofigurativo?

Non sento nè vivo i due linguaggi come contrapposti bensì come due differenti modalità, entrambe potenzialmente valide e affascinanti, di trasmissione di contenuti generati da un fine analogo. Essendo molto curiosa, amante delle sperimentazioni e dell'interpretazione, credo che il Concettuale possa esprimere maggiormente la complessità sociale e del nostro tempo, stimolando nuove riflessioni. Tuttavia, il figurativo, se spinto con coraggio sul piano del contenuto e del soggetto, può imporsi aprendo scenari inediti, posta ovviamente la qualità formale. Arriva più facilmente al pubblico e assume una dimensione meno elitaria, per quanto, al momento, l'arte sia uno dei pochi alvei tenuti saldamente al riparo dal populismo.

 

Che rapporti hai con l'Arte Digitale? Che ne pensi? Può essere la nuova frontiera dell'Arte? Come potrebbe evolversi?

Ne sono affascinata, la trovo estremamente contemporanea, quanto a espressività e idee, stimolante nelle molteplici modalità creative. Mi interessa la diatriba sul suo essere o meno arte, e sulla possibile diffusione massiccia del linguaggio fra schiere di possessori di macchine fotografiche digitali e conoscitori di programmi di post produzione. In realtà credo fermamente nel potere del talento e nella sua indiscutibile capacità di manifestarsi, al di là della massificazione del mezzo. D'altronde la questione è antica e coinvolge la dicotomia tra artigianato e arte, fra concept e realizzazione, sebbene l'arte vera ne resti immune, lasciando le discussioni agli amanti della speculazione.

 

Progetti per il Futuro? Ci potranno essere convergenze e dialoghi tra Immagine e Parola, Letteratura ed Arte?

I miei progetti per il futuro coinvolgono già il presente. Prosegue la mia attività di scrittrice su fronti differenti: sto lavorando ad un testo di drammaturgia, al mio primo romanzo e alla stesura di una sceneggiatura per il fumetto. Continuo inoltre a scrivere di sport, di basket in particolare, e a occuparmi di editing e ghost writing su commissione. La mia vita è un filo ininterrotto di parole e significati annodati gli uni agli altri. Quanto al legame tra Immagine e Parola e Letteratura e Arte, sono convinta che sia in divenire, destinato a rinsaldarsi come una nuova frontiera nella trasmissione culturale.

 

Don Chisciotte, simbolo dell'uomo che non rinuncia al proprio sogno, è specchio dell'essere artisti e scrittori oggi?

Assolutamente! Per non arrendersi allo scarsissimo valore, morale e materiale, attribuito all'arte, occorre aver dentro la follia di Don Chisciotte e il suo eroismo fuori definizione. Resta più che mai esemplare e attuale la figura del cavaliere senza macchia e senza paura che corre sul suo fido destriero per infilzare mulini a vento, paradigma della lotta quotidiana degli intellettuali spagnoli del cinquecento contro la materialità e la grettezza contemporanei. Il tempo si riavvolge su stesseo e, oggi, quel cavaliere sono io, e con me tutti i giovani artisti che credono nella rivoluzione della bellezza e della cultura.

 

Meglio che investigare se son mulini o giganti quelli che ci appaiono paurosi e malvagi, è seguire la voce del cuore e assaltarli, ché ogni generoso slancio trascende il sogno della vita. Dalle nostre azioni e non dalle nostre contemplazioni trarremo saggezza.

E' una frase di Miguel de Unamuno. Può essere immagine di ciò che è Mara Venuto e della sua scrittura ?

Sì, perchè tutto nasce da quel richiamo antico e primigenio insito nel cuore. Ma mi sento di personalizzare la conclusione: dalle mie contemplazioni traggo saggezza e dalle azioni conferma.


Grazie Alessio e grazie Quaz-Art per questo interessante spazio di riflessione e di approfondimento!

06/11/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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