Una riflessione su ciò che cambia veramente il mondo e delle relative scale temporali

Arte d'Avanguardia e Democrazia

Non ho mai rimpianto la decisione di trasferirmi all'Esquilino: ho una bella casa, in un palazzo storico, tutti i servizi a portata di mano, con il vantaggio di vivere in uno dei quartieri più multi etnici e stimolanti di Roma, in cui culture differenti si confrontano e dialogano.

 

Però, sabato 15 ottobre, mi stavo pentendo di tutto, visto che la mia casuccia è in una delle vie in cui sono avvenuti gli scontri.

 

E di cose assurde ne ho viste a iosa: le forze dell'ordine disorganizzate ed in ritardo, che poteva e doveva prevenire gli incidenti e non lo ha fatto.

 

D'altra parte, come mi diceva come qualche giorno fa un mio amico poliziotto,

Ma chi me lo fa fare a prendere le botte per 1200 euro a mese... Poi se provo a difendermi dai balordi, i giornali mi linciano e trovo persino qualche magistrato che mi vuole spedire al fresco, mentre i black bloc, pure se li arresto, domani stanno a spasso…

 

Ho visto la totale mancanza di un servizio d'ordine... Cazzo, io da giovane ne ho fatte a iosa, di manifestazioni e ce ne era sempre, a proteggere dai provocatori e ad impedire colpi di testa, che avrebbero danneggiato la causa...

 

Ieri niente... E per non prevederlo, chi ha promosso la manifestazione ha peccato di ingenuità, per non essere più cattivo.

 

E la folla... Ho visto gente che scappava in preda al panico, alcuni che davano una mano alle forze dell'ordine, ma molti, molti di più che aiutavano, applaudivano ed incitavano i black bloc.

 

Quando i politici si riempiono la bocca di frange trascurabili di delinquenti, o non sono stati in mezzo al caso, o mentono sapendo di mentire. Perchè una parte dei manifestanti, sicuramente una minoranza, era complice e contigua ai violenti.

 

E questo fa riflettere: come è possibile che in Italia, ogni occasione, dal calcio alla politica, sia buona per riti tribali di violenza?

 

La rabbia nasce dalla paura e la paura dall'ignoranza, dall'incapacità di comprendere il mondo e dalla mancanza di speranza, di avere il potere di cambiare le cose.

 

E' strano come questi temi, siano stati affrontati in tre mostre che ho visitato ad ottobre. La prima, Biblioteca di Babele, di Franco Fiorillo, nell'Huynnart Studio, a viale Manzoni, qui a Roma.

 

Una mostra che si relaziona con un tema che artisti contemporanei, come ad esempio Valentina Majer, spesso si relazionano: quello del libro.

 

Se però, nelle installazioni della Majer, il libro appare come medium di evocazione di idee ed emozioni, in quelle di Fiorillo sembra una reliquia, su cui il Tempo ha eretto un muro di incomunicabilità.

 

Non più scrigni della memoria, ma metafora della sconfitta del linguaggio, incapace di descrivere un universo destrutturato e caotico.

 

E quello che viviamo ogni giorno: ed il nostro istinto primordiale, di scimmie glabre, ci porta a vedere come pericolo ciò che non comprendiamo.

 

Ciò che ci impaurisce di più, è il futuro. Se una volta presupponevamo l'equivalenza tra possibilità e libertà, oggi invece si è generalizzata la tesi di Søren Kierkegaard

 

Ciò che io sono è un nulla; questo procura a me e al mio genio la soddisfazione di conservare la mia esistenza al punto zero, tra il freddo e il caldo, tra bene e male, tra la saggezza e la stupidaggine, tra qualche cosa e il nulla come un semplice forse. Paradossale è la condizione umana. Esistere significa «poter scegliere»; anzi, essere possibilità. Ma ciò non costituisce la ricchezza, bensí la miseria dell'uomo.

 

La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all'alternativa di una «possibilità che sí» e di una «possibilità che no» senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell'altro.

 

E la sfiducia nella libertà provoca quella nella democrazia: viene contestata o proponendo il dominio di un'èlites di migliori e di onesti, al di fuori della volontà popolare, incapace di scegliere cosa è meglio per lui o vaghi e confusi progetti di auto-organizzazione in collettivi.

 

Idee che sembrano tanto innovative, ma che riecheggiavano, sotto forma di fascismo e di leninismo, all'inizio del secolo scorso… E sappiamo come è finita… Perché la democrazia è imperfetta, un organismo fragile e fallibile, eppure le alternative son ben peggiori.

 

Tema, quello della crisi della democrazia, affrontato dalla mostra che ho visto a Firenze, alla Strozzina, Decling Democracy.

 

Tra le opere esposte, colpisce lo strafamoso video When Faith Moves Mountains di Francis Alys che testimonia la sua performance peruviana del 2002, quando coinvolse 500 persone per spostare di 10 centimetri un'enorme duna di sabbia, riflessione sul potere evocativo dell'utopia e sui suoi fallimenti concreti.

 

O Garden of Error and Decay di Martin Bielicky e Kamila B. Richter, installazione multimediale in cui lo spettatore diviene diretto protagonista, invitato ad agire tramite un joystick con un panorama virtuale, generato dal flusso di informazioni provenienti da Internet.

 

Teoricamente, l'azione dello spettatore durante la mostra non provoca nessun risultato: eppure le informazioni che generano, sono frutto delle decisioni e del comportamento di infiniti singoli, compreso lui stesso.

 

Una riflessione su ciò che cambia veramente il mondo e delle relative scale temporali. Carini, Ser y Durar del collettivo Democracia o le fotografie Reenactement di Roger Cremers, riflessioni sul ruolo della memoria nel costruire la coscienza collettiva.

 

Inquietante è Parlament di Thomas Feuerstein con un'inquietante metafora biologica della convivenza sociale, a volte simile ad un enorme tumore, a volte come un affascinante rizoma, mentre l'ironia del collettivo Buuuuuuuuuu, con la sua proposizione di modalità di protesta fintamente demenziali, è forse il miglior antidoto al nichilismo distruttivo dei black bloc.

 

Per uscire da questi incubi, serve recuperare il coraggio della Speranza, l'idea che il mondo possa cambiare.

 

Ricordare le parole di Marinetti

Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.

 

Coraggio della speranza che vive nelle opere del maestro Antonio Fiore, presso la Galleria Tartaglia a Roma, l'ultimo erede della tradizione futurista. Le sue battaglie cosmiche, con la gioia delle forme e dei colori primari che trascendono lo scontro per fondersi in un'armonia superiore, sono perfetta metafora di come dovremmo riappropriarsi del Mondo.

 

Non con la Violenza, ma con l'Amor Fati e con la fame di Reale, al di là di tutte le manipolazioni politiche ed economiche che vogliono ridurci a burattini.

 

Porre al centro di tutto la Fantasia, ricordando sempre le parole di Tolkien

Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.

01/11/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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