La perdita dell'identità: una volta questa nasceva dalla Tradizione, l'eredità degli antenati che ci spiegava il ruolo del Mondo

Io e l'arte d'avanguardia

Riflessioni di William Herbeff

In una Roma irreale, dominata da una quiete che preannunciava la tempesta, sono andato a trovare William Herbeff, nella sua casa a via dei Banchi Vecchi.

Un paio di rampe di vecchie scale, corrose dal Tempo e da infiniti passi, e mi ritrovo davanti ad una porta arcigna, in legno levigato. Busso. Mi apre una ragazza seminuda, mai vista prima, alquanto imbarazzata.

 

- "E' Eli, lavora in consulenza. L'ho conosciuta ieri sera a Campo de' Fiori. Almeno credo"

Così, tra un portacenere pieno di mozziconi e una bottiglia smezzata di Amarone, mi trovo davanti il pittore, con la barba ed i capelli in disordine.

 

- "Ne vuoi un goccio?"

- "Sono le dieci di mattina"

- "La vita è troppo breve per bere del vino cattivo"

- "E il tuo fegato ringrazia"

- "Che diceva Marinetti, nel Manifesto del Futurismo… Aspetta adesso te lo leggo"

 

Da una catasta di libri, in equilibrio instabile, ne tira fuori uno.

 

"I più anziani fra noi, hanno trent'anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l'opera nostra. Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. - Noi lo desideriamo!"

 

Io ho superato la quarantina e possono considerarmi un vecchio rottame. Anzi, sai che ti dico? Tra qualche annetto, davanti ai primi acciacchi, organizzerò il mio suicidio. Nulla di banale, deve essere una performance artistica di grande livello.

 

Mi ha sempre impressionato la frase di Eliot

This is the way the world ends
Not with a bang but a whimper.

Se proprio me ne debbo andare, preferisco farlo con un grande botto e soprattutto quando decido io!

 

Guarda la mia espressione perplessa e comincia a ridere come un pazzo

 

- "Scemo, non mi dire che ci stavi credendo"

Mi sbatte davanti una copia di L'hiver de la culture di Jean Clair, tutto sottolineato fitto fitto.

- "Parliamo di questo. O più in generale dell'arte d'avanguardia"

- "Non vale, mica l'ho ancora comprato questo libro"

- "Tanto Jean Clair, o meglio Gérard Régnier, come si chiama veramente, scrive sempre le stesse cose. Però sai la cosa buffa ? Non riesco a prenderlo sul serio"

- "Perché ?"

- "Ti ricordi il libro di Roy Lewis, Il più grande uomo scimmia del Pleistocene? C'è un personaggio che mi ha sempre fatto ridere, lo zio Vania, uno scorbutico e brontolone nemico dell'evoluzione e di ogni innovazione che però non disdegna di scaldarsi al fuoco e di gustare cibi cotti, risultati delle invenzioni che tanto odia.

Jean Clair è lo zio Vania dell'Arte. Parla e scrive tanto contro il contemporaneo, eppure, come ruolo istituzionale, ne è parte integrante. Insomma, è come se una tenutaria di un bordello lanciasse una crociata contro la prostituzione."

- "La coerenza non è di questo mondo… Capisco però che ci vorrebbe un minimo di coerenza per farsi prendere sul serio"

- "Sai, la distinzione fatta tra intellettuali apocalittici e integrati, è una gran boiata. Ogni intellettuale è integrato nel sistema di potere, per averne legittimità e prebende. Più invecchio, più do ragione a Pareto. La politica, la cultura sono tutte lotta tra élites, tra leoni che utilizzano la coercizione per comandare e le volpi che usano la persuasione e il mascheramento.

Jean Clair appartiene alle volpi: si atteggia a moralista, per avere spazi e influenza nell'Arte."

- "E che strumenti usa in questa lotta ?"

- "Quelli tradizionali: il piagnisteo sulla distruzione dell'alta cultura, il vuoto dell'attuale arte d'avanguardia e il predominio del mercato"

- "Niente di nuovo. Tra l'altro è valida la distinzione tra Alta e Bassa Cultura?"

- "Una distinzione che non esiste. La Cultura è unica, emanazione dello spirito dei tempi, variano soltanto i linguaggi e gli argomenti trattati. L'Alta Cultura è una balla inventata da intellettuali, professori e scribacchini, per darsi uno status che altrimenti non meriterebbero.

- "Cos'è la Cultura quindi?"

- "Il nostro confrontarci con il Passato, per interpretare il Presente e costruire il Futuro… Poi le lamentele sul mercato, mi fanno ridere.

L'Arte, senza il mercato, non esiste. Una volta erano papi e nobili a pagare le parcelle, adesso sono collezionisti e galleristi. Non se ne scappa. Chi si indigna di Hirst, dovrebbe ricordarsi che le botteghe rinascimentali, non erano diverse dalla sua factory.

Il titolare della bottega, in cui si faceva di tutto, dalla decorazione dei mobili a quella delle armatura, si limitava ad impostare il lavoro, a dare le rifiniture in funzione dei fiorini sganciati dal committente ed aggiungere la firma, il brand dell'epoca.

Che è cambiato? Il mercato che poi sia bastardo, è un altro paio di maniche. Non premia il migliore, ma chi sa rispecchiare meglio le esigenze del pubblico.

E questo ci pone dinanzi ad un altro problema: l'arte d'avanguardia contemporanea è veramente basata sul nulla ?"

- "A sentire i reazionari, parrebbe di sì"

- "Bullshit ! Ti cito Leonardo, uno dei maestri dell'arte d'avanguardia in ogni tempo

Quella scienza è più utile della quale il suo frutto è più comunicabile, e così per il contrario, e così per il contrario è meno utile ch'è meno comunicabile. La pittua ha il suo fine comunicabile a tutte le generazione de l'universo

L'avanguardia contemporanea vende perché comunica"

- "Cosa?"

- "I due grossi problemi dell'Uomo contemporaneo: la paura della morte e la perdita di identità. Paura della morte. Siamo una generazione che si illude di essere immortale, eternamente bella e giovane.

Abbiamo paura della malattia e dalla decadenza fisica e dinanzi a queste, nascondiamo la testa sotto la sabbia. Hirst e Cattelan saranno dei gran paraculi, ma con le loro opere, figlie del Barocco, ci ricordano la nostra vanitas e la nostra mortalità.

La perdita dell'identità: una volta questa nasceva dalla Tradizione, l'eredità degli antenati che ci spiegava il ruolo del Mondo. All'inizio del Novecento, con una società sempre più fluida e mutevole, la Tradizione non riusciva più a svolgere questo ruolo. Il suo posto è stato preso dalle ideologie politiche, di Destra e di Sinistra, ma anche queste sono crollate e il pensiero debole non è in grado di sostituirle.

Così ci orientiamo ai brand, ai marchi costruiti dal capitalismo, per avere degli elementi per costruire la nostra identità e darci sicurezza.

I beni non hanno più un valore strumentale o di rappresentazione dello status, ma divengono una sorta di totem tribale.

L'Arte, che come ti dicevo, ha sempre creato brand, ha cavalcato questa tigre"

- "Ma la pittura non è decorazione ?"

- "Questo è l'alibi di non chi non ha nulla da dire. Sai qual è, secondo me, il grosso problema dell'arte d'avanguardia contemporanea?"

- "Il fatto che non abbia respiro universale ?"

"Sì, non so se le generazioni future comprenderanno ciò che le anima. Le vedo troppo impelagate nel Presente ed incapaci di gettare un ponte verso il Futuro"

- "Come rifondare un'arte d'avanguadia ?"

- "Con il morire a se stessi, alle proprie convinzioni e rinascere. E' un'esperienza sciamanica, prima che una riflessione filosofica su programmi e manifesti. Con il ricordare un altro pensiero di Leonardo che affermava come l'Arte nascesse dalla sintesi di occhio, mente e mani.

Occhio, per avere la capacità di vedere ciò che l'abitudine e la distrazione ci nasconde. Mente, per elaborare un pensiero forte sull'Uomo. Mani… Insomma, uno per fare arte, un minimo di formazione tecnica ce la deve avere.

Poi deve sapere dialogare con il Mondo… Per parafrasare Parente un artista oggi dovrebbe guardare alla scienza come nel '700 guardava alla filosofia, anziché stare lì a cucire il proprio ordito sul punto a croce dell'anima e dello spirito che non esistono

30/10/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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