Il panorama artistico milanese è un gioco glamour di speculazioni economiche e politiche; questo da quando s’è buttato il diserbante su ogni

Intervista a Grace Zanotto

Sicuramente, a Milano la mia vita era più disordinata e meno pantofolaia.

Passavo le mie serate ad ascoltare musica e ballare in locali improbabili, sfidavo gli amici a gare di bevute lungo i Navigli, vagavo nella notte e quando me ne ricordavo, mi facevo vivo in qualche vernissage.

 

Alcuni erano occasione per sostituire una cena, altri per impicciarsi della vita mondana, altri permettevano di godere di mostre belle poetiche.

 

Mostre spesso ospitate in Famiglia Margini… Così ho approfittato della gentilezza di Grace Zanotto per farmi raccontare l'esperienza della sua galleria

 

Ciao Grace, chi sei, come ti descriveresti ad un estraneo?

Quando non so da che parte iniziare "Salve!" Un bel "Salve!" con voce squillante, che tradisce un simpatico accento veneto.

Grace è un artista di rottura che col suo operare fa specchio alle provocazioni e ai giochi di potere della realtà, direi così nel mio ruolo di coraggiosa curatrice d'avanguardia.

 

In qualità di gallerista talvolta amo ospitare Grace e le sue amate sculture "wudu" realizzate con scarti di produzione industriale, le sue rare e micidiali performance che bucano lo stomaco per la crudeltà della società che la circonda e a cui ella si sacrifica con spontaneità.

 

Nel flusso della mia vita c'è stato l'amore e il pugilato, il restauro, la saldatura, i colori della plastica che fonde e l'odore dolciastro delle resine che scaldandosi prendono forma eterna. Il rifiuto della società e il mischiarsi in ogni forma ibrida con giocosa curiosità. La poesia e lo studio, l'industrial e l'interior design e ancor mille viaggi ed incontri.

 

Come è nato il progetto Famiglia Margini? Perché questo nome? Come è mutata la galleria nel tempo?

Sono tornata tardi e completamente ubriaca, mi stavano aspettando tutti per scegliere il nostro nome, in effetti ancora pochi erano i granelli nella clessidra che scandiva i giorni all'inaugurazione della nostra prima mostra: Dario Fo e i disegni per una nuova Milano. Un artista sindaco, certamente un'ottima idea! Noi ci credevamo, come in tutti gli "under dog".

 

Insomma il pavimento obliquo con listelli per cassette della frutta l'avevamo graffettato a terra, costruito i lampadari con sellini di bicicletta e …non mancava che l'insegna.

Dal basso della mia carica di capo tribù dovevo assumermi anche questa responsabilità, ho preso una caraffa piena d'acqua e vi ho girato all'interno un doppio vibratore giallo per catalizzare le energie, abbiamo così dato il via alla seduta spiritica. Ecco che lo spirito dei Margini ci ha incaricato di vivere camminando sulla linea di confine.

 

La parte siciliana del gruppo s'è alzata facendo risuonare i tacchi e nell'eco di questi ha colpito a freddo i cuori: "La Famiglia!". Famiglia Margini.

 

Era il 26 gennaio 2006 ed una nevicata copiosa ha dato i natali a Famiglia Margini che nel suo trasformismo si mimetizza in ogni definizione, ma non si chiude in nessuna.

 

Cosa ami di più del mestiere del gallerista? Cosa invece non sopporti?

Il mestiere lo imparo strada facendo. Ho venduto l'arredamento una camera da letto ed avevo solo otto anni e ricordo la felicità nei loro occhi.

Da li in poi continuo a cercare di esaudire i bisogni di chi mi viene a trovare, regalandoli l'opportunità di circondarsi con le opere d'arte opportune per terapeutizzare la sua cellula abitativa.

 

L'artista vuole comunicare e cresce nell'incontro con chi recepisce il suo messaggio, il collezionista a sua volta è alla ricerca di ciò che lo possa riempire.

 

Io sono il medium, come in un'agenzia d'appuntamenti amorosi. E non è vero che in amore non si cerchi un business fruttuoso…

Non sopporto le gabbie, le truffe e gli snobismi. Non capisco la concorrenza nel fare arte e gli specchietti per le allodole. Non mi piace il politico che allunga le mani, né le bionde arriviste.

 

Quale è il tuo metodo di lavoro? Cosa ti ispira il concept di una mostra? Come lo sviluppi?

La mission di Famiglia Margini è "Salvare l'umanità da se stessa".

Ogni mostra è una tappa del percorso, un dialogo fra le tecniche, un simposio di pensieri.

 

L'arte nasce da un'emergenza e lancia idee visionarie che accompagnano l'esistenza sulla strada della luce bianca. Il paradosso sociale è lo spunto per lanciare punti di domanda che aprano le porte a soluzioni altre.

 

Il mio gusto si forma sulla bellezza dell'innovazione, sulla purezza del rapporto con la materia e il coraggio dell'ibridazione. Rigore e professionalità nella ricerca è ciò che richiedo agli artisti che partecipano ai progetti.

 

La comunicazione sul web e sul giornali, quanto impatta sul numero di visitatori di una mostra? E sulle vendite?

L'Arte è una forma d'espressione che nel suo gesto è già comunicazione.
Certamente Famiglia Margini è un curioso fenomeno che come un uragano e un terremoto fa lavorare le agenzie di stampa.

 

La peculiarità dei nostri interventi senza confini, o meglio nell'insieme di intersezione fra arte e politica, fra arte e costume, fra arte e psicanalisi, genera dei cortocircuiti che lasciano un segno vivo e qualche riga d'inchiostro non è mai sprecata a riguardo.

 

Famiglia Margini s'intrufola di diritto nel sistema della comunicazione per amplificare la sua voce: tv, radio, giornali e web. Ma ciò che meglio racconta la nostra azione è il passaparola di quanti non possono dimenticare l'essere stati presenti ad un happening di Famiglia Margini.

 

Adottare un' opera acquistandola in Famiglia Margini ha la valenza di custodire un pezzo del muro di Berlino.

 

Con che criteri scegli artisti con cui collabori e che promuovi?

C'è una chimica nelle reazioni che senza troppe spiegazioni genera l'energia necessaria ad ascoltare l'altro.


La mostra che avresti voluto organizzare e che invece è stata realizzata da un museo o da un'altra galleria?

Per assurdo avrei voluto organizzare il MiArt negli ultimi anni per tirare il freno a mano al declino di un mercato che implode su se stesso, espressione di una città soffocata dal coprifuoco e che più non attrae l'interesse internazionale.

 

Troppo triste spettacolo di una vecchia macchina che ad ogni scena si amputa precipitando nell'oscurità di un nuovo medioevo.

 

La mostra che ti ha dato più soddisfazione?

"Razzismi", mostra collettiva patrocinata da Amnesty International, per avermi dato modo di invitare docenti dell'accademia di Tehran, ottenendo dei "visti" durante l'ultima rivoluzione iraniana, eludendo la censura delle comunicazioni. E "Terzo Rinascimento" per essere nato a Palazzo Ducale d'Urbino e proseguito nel Castello di Aci Castello. Lo amo perché amo il Bello!

 

Qual' è stato il progetto abbandonato che ti ha causato più rimpianto?

Questa domanda è opportuna in un contesto di organizzazione d'eventi artistici condotti in qualità di associazione culturale partita dal basso ed "ai margini" per vocazione. Non accetterei comunque nessun compromesso che ho respinto. Se abbiamo lasciato era perché davvero una goccia di sangue in più non si poteva versare o forse verrà il tempo..

 

Nella tua esperienza, come è cambiata l'Arte ed il modo di proporla negli ultimi anni?

L'arte mi ha salvato la vita più volte ed io gliela devo.

La collaborazione con centinaia d'artisti, con curatori anche molto più maturi, l'interfacciarsi con giornalisti, galleristi e le varie personalità ibride che compongono e contornano il mondo dell'arte sta componendo un mosaico d'esperienze grazie alle quali l'anarchia dei primi vagiti di Famiglia Margini s'incanala diplomaticamente in forme di comunicazione del lavoro artistico che possano arrivare a dialogare con un pubblico più ampio.

 

Cos'è la Bellezza per te?

Il "Bello" è un valore opportuno al proprio tempo che innalza oltre la decadenza del momento storico, è una congiunzione armonica che infonde equilibrio nell'educazione civile, etica e politica.
Il ruolo sociale dell'artista sta nel concepire le visioni innovative in grado di riqualificare nel "Bello" il senso stesso dell'esistenza.

 

L'Arte, può ancora comunicare qualcosa, avere l'ambizione di mutare l'Uomo o il Mondo, oppure deve ammettere la sua sconfitta, riducendosi a trascrizione di soliloqui, dialoghi dell'Io con se stesso?

Ogni battito di ali d'una farfalla ha delle reazioni sull'intera galassia, così ogni vita è responsabile dell'ecosistema che la ospita e l'uno va osservato nella continua relazione dialettica col tutto. Non può esserci un dialogo costruttivo con ciò che è fuori da sé senza la consapevolezza di un percorso di ricerca introspettivo e relazionale, infatti anche l'arte è al contempo espressione del sé e specchio del mondo a cui la sua esistenza deve i natali e la sua comunicazione mira.

 

Verosimilmente non esistono nette divisioni fra le correnti artistiche, ma come interpreta Umberto Eco si legge un continuo fluire di esperienze nei cicli e ricicli storici. Così che se fossimo veramente noi viventi le fortunate generazioni che vivranno l'apocalisse predetta dai Maya e altri popoli dovremmo avere già attorno dei germi veramente rivoluzionari che contengano in sé le potenziali di una così grande mutazione. Occhi aperti, pugni alzati e cuori in ascolto ..siamo tutti protagonisti della scena futura.

 

Come giudichi l'ambiente artistico milanese? Quanto impatta la mancanza di grandi musei dedicati all'arte contemporanea, come il Maxi ed il Macro?

Un bluff, una bolla. Il panorama artistico milanese è un gioco glamour di speculazioni economiche e politiche; questo da quando s'è buttato il diserbante su ogni germoglio spontaneo di aggregazione giovanile.

 

Da quando non son stati premiati i talenti, ma costretti ad emigrare in paesi che applicano progetti più lungimiranti, Milano si è spopolata dal quel sano fermento che è humus per l'innovazione e il ricambio generazionale.

 

A Milano ci sono gli spazi per l'arte, il problema è a chi sono concessi. Palazzo Reale è stato prestato troppe volte al rilancio di nomi di mediocri per alzarne le quotazioni, mentre le grandi monografiche degli ultimi anni lasciavano un senso di amarezza generale perché mal curate e rappezzate con disegni ed opere collaterali di artisti minori, spesso fuorvianti.

 

La forza degli ultimi decenni erano le gallerie private, frizzanti punti di unione per gli artisti dove si son viste le cose migliori. La crisi del mercato non è la sola malattia che ha decimato l'ambiente artistico milanese.

 

Il tuo giudizio sul museo del Novecento all'Arengario?

Un bellissimo progetto nel cuore della città. Finalmente aperto e che negli anni potrà accogliere celebri opere del secolo in cui tutto ha accelerato. Certo ne vedo i difetti nella scelta dei materiali architettonici inadeguati: dai pavimenti ai condizionatori della terrazza; orribile l'illuminazione del "Quarto Stato" che riflette sull'inutile vetro che lo maschera.

 

Se fossi stata la curatrice del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, come l'avresti impostato?

All'opening della Biennale curata da Luca Beatrice abbiamo fatto un incursione ai giardini di Venezia e la celebre performer francese Orlan ci ha aiutato ad issare (in forma anonima) un lenzuolo con dipinto un Cristo sul fascio. Attraverso l'agenzia di stampa Ansa il curatore della biennale interpellato sull'accadimento ha risposto "Meglio marciare che marcire" citando Marinetti.

 

All'opening dell'edizione curata da Vittorio Sgarbi ho imparato una parola per me nuova dal lezioso suono borghese: "Quadreria". Il trittico che avrei acquistato era al terzo piano espositivo di un'unica parete, una pessima pittura ritraeva: il presidente del Milan, una donna con le gambe aperte e senza volto, Vittorio stesso.

 

Se sei troppo giovane per fare l'amore ti tocca fare la guerra?

 

La collaborazione con Scimmie, il glorioso locale jazz milanese, come è nata? Prospettive? Come avvicinerà un nuovo pubblico al Contemporaneo? Ci saranno contaminazioni tra Arte e Musica?

Abbiamo aperto la prima galleria d'arte galleggiante a Milano sulla barca delle "Scimmie", un'oasi di cultura nel Naviglio dove nutrirsi con cibo e musica di qualità.

 

Ho incontrato Monica in un sogno d'estate, lei era in barca a Milano e le chiesto di farla volare con cento, mille palloncini colorati. Ho ricevuto questo regalo da lei e Sergio, che festeggiano il 30° anno del glorioso locale celebre per il jazz, ma che offre molto di più!

 

Famiglia Margini si è sentita a casa e il nostro concetto di "casa" comprende un laboratorio creativo, una folta libreria con libri sempre nuovi e sempre presentati dall'autore ed una frenetica ricerca che si compie a cicli d'esposizioni d'arte contemporanea da celebrare in festeggiamenti con gli amici nuovi e storici.

 

Ho capito che per riscoprire la bellezza di Milano ci vuole una barca! Progetti futuri? Chiedere in prestito qualche caterpillar ad un mio collezionista che ha un'impresa edile per costruire autostrade e dissotterrare i Navigli milanesi ripristinando la rete d'acqua che attraversa la città. Oltre il novanta per cento dei milanesi ha votato per questo nel referendum cittadino, credo che ci sarà bisogno dell'aiuto di tutti!

 

Musica e poesia, secondo i greci, sono le forme d'arte più alta.

Condivido perché esse fuggono come falchi all'incubo dall'essere forme morte appese ad un muro.

Le 7 muse giocano gioiosamente fra loro e vorrei toccare la loro palla.

 

Al di là di ciò che vendi in galleria, Quali sono i tuoi gusti personali nell'ambito dell'Arte Contemporanea? Concettuale o Neofigurativo?

Il mio gusto personale nella sua evoluzione temporale è la guida alla scelta delle opere che vengono esposte in Famiglia Margini. La linea su cui si viaggia è quella del rasoio e a ciò che s'incontra non si mettono etichette.

 

Sento che il New-Pop si estinguerà con la dichiarazione di fallimento dell'economia consumistica e la nuova arte non avrà bisogno del suffisso "Neo" per essere tale.

 

Che ne pensi dell'Arte digitale Italiana? Quale può essere il suo futuro? Come può essere qualcosa di diverso della replica con i pixel di quanto si può eseguire con il pennello o con la macchina fotografica?

Perché produrre dell'altro quando si possono replicare all'infinito i "Girasoli" di Van Gogh? L'apoteosi dell'arte cammina per Miami e porta il nome di Roberto Britto colui che ha raggiunto il punto d'incontro tra grafica pubblicitaria e vita da showman, colui che ha sbancato il mercato chiamando ciò Arte.

 

Se l'Italia vuole imitare la fortuna del Pop Americano non riuscirà che ad esserne una pesante copia tristemente in ritardo.

La ricchezza del bel paese è proprio nella Bellezza, nella tradizione della tecnica che però va canonizzata nel tempo. Perciò vedo possibilità di percorsi necessariamente più profondi per gli artisti italiani.

 

Una mia preziosa scoperta, un uomo eccezionale che ho pescato on line è Max Papeschi, la punta di diamante dell'arte digitale italiana per il suo pop Politically-Scorrect, che cita l' American Life e lo rivela nei suoi orrori in maniera ironicamente realistica. Dal Topolino nazista al Ronald McDonald guerrafondaio le icone cult perdono la loro simpatia per trasformarsi in un incubo collettivo. Una poetica new-pop dai fortissimi contenuti sociali ma dal taglio sottile e ironico.

 

Progetti per il Futuro?

Miami e Malindi. Ho bisogno di aria.
Con la collaborazione degli artisti che mi circondano, sto portando avanti un lavoro performativo di arte pubblica che punta ad aggiornare in ogni paese l'orologio che scandisce i progressi nella difesa dei diritti d'espressione. La nostra mascotte è SuperBurkaGirl.

 

Il sogno nel cassetto è aiutare a fare le giuste mosse per far cadere il governo cinese, per lasciare spazio a nuove forme di democrazia, non più mirate all'autodistruzione consumistica.

 

Esiste un qualcosa al termine del viaggio chiamato vita ?

Te lo dico dopo..

25/09/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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