Come può l’Arte digitale evitare entrambi gli eccessi del concettualismo fine a se stesso e della forma priva di idee? Reinterpretando a suo

Arte Povera

Dal prossimo 24 settembre nei musei italiani si terrà una serie di mostre dedicate all'Arte Povera, il movimento lanciato nel 1967 dal critico Germano Celant con l'articolo "Appunti per una guerriglia" pubblicato sulla rivista "Flash Art".

 

Articolo che coagulò attorno all'idea di rievocare tramite l'utilizzo di materiali trascurati dalla tradizione,le strutture originarie del linguaggio della società contemporanea dall'abitudine e dal conformismo.

 

In realtà, affermando il primato della Materia sulla Teknè, Celant non è che si fosse inventato nulla: Marinetti, tra le sue tante intuizioni avute, una volta parlò di sostituire la "psicologia dell'io" con l' "ossessione lirica della materia" e a introdurre nell'arte, oltre al movimento, la "realtà brutale", come già aveva fatto egli stesso con le onomatopee in letteratura e Russolo in musica con l' "intonarumori".

 

Tale idea era stata poi sviluppata da Balla e Depero nel manifesto "Ricostruzione futurista dell'universo" in cui si introdusse il concetto di "complessi plastici" come citato nel seguente brano

 

Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l'universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell'universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto.

 

Balla cominciò con lo studiare la velocità delle automobili, ne scoprì le leggi e le linee-forze essenziali. Dopo più di venti quadri sulla medesima ricerca, comprese che il piano unico della tela non permetteva di dare in profondità il volume dinamico della velocità.

 

Balla sentì la necessità di costruire con fili di ferro, piani di cartone, stoffe e carte veline, ecc., il primo complesso plastico dinamico.

Tali concetti vennero per prima cosa realizzati in pratica nelle ricerche di Boccioni, con opere come Testa+casa+luce o Fusione di una testa e una finestra, purtroppo distrutte per la loro fragilità, i collages di Severini e di Soffici e le ricerche di Prampolini.

 

Ricerche che dopo la guerra furono riprese dalle sperimentazioni di Fontana e di Burri, e sotto una diversa ottica di Piero Manzoni: questi al polimaterismo aggiunsero la rottura della tradizionale separazione di pittura e scultura.

 

All'evocazione dello spazio, tradizionale sogno della prospettiva che il cubismo si limitava ad ampliare, Fontana, Burri e Manzoni sostituivano la sua ricreazione.

 

L'Arte Povera non faceva che sviluppare asintoticamente tali concetti, sostituendo alla materia inerte quella viva ed al perenne il fragile ed il temporaneo.

 

Ciò la poneva contro qualsiasi postmodernismo, nella convinzione che l'Arte dovesse essere al di fuori di qualsiasi visione autoreferenziale, in cui la Forma fosse capace di risolvere qualsiasi contraddizione, fondandosi sulla concreta affermazione dell'Essere.

 

Per citare il critico Angiolo Bandinelli


Ogni oggetto, anche il più banale, è un "dasein", una essenza: basta che ce ne accorgiamo, traendolo fuori dal nulla, dalla ripetizione strumentale.

 

L'inventore, il primo o uno dei primi a fare la straordinaria scoperta, era stato Marcel Duchamp quando nel 1917 firmò ("R.Mutt") un pisciatorio di quelli dei retrobar. De-contestualizzato e spiazzato, ogni più semplice oggetto acquista la sua identità, una sua dignità, diventa un frammento significante del mondo.

 

"A rose is a rose is a rose", aveva enunciato la grande Gertrude Stein: per il filosofo Ludwig Wittgenstein si può parlare soltanto di ciò che conosciamo, e cosa conosciamo meglio del quotidiano che cade a ogni momento sotto gli occhi?

 

Osservando questi oggetti è come se fossimo – chi lo direbbe ? – di fronte ad un universo tomista nel quale la catena degli esseri, degli enti (dunque anche delle cose) sia rovinando e in frantumi: l'oggetto non è più giustificato dalle origini, dalla tradizione, dall'immutabilità che lo consegna alla gerarchia della realtà delle cose create.

 

L'occhio si posa stupito su un mondo nel quale ogni oggetto se ne sta separato dagli altri: diventato, o tornato a essere, un unicum, perché nominato e quindi scoperto nella sua "essenza", così come Iddio lo ha creato.

 

Forse siamo in una fase nuova e avanzata dl tomismo, quando la catena, appunto, degli enti deve essere ristrutturata, rimontata, non più assoggettata e utilizzata dall'uomo, ma restituita alla sua dignità di opera del creatore, cui solo debba rispondere.

 

Una riscoperta del numinoso degli antichi latini: il Divino vive nel Mondo, negli oggetti concreti che ci circondano, ma è al contempo incomprensibile, estraneo, radicalmente diverso e superiore, non definibile razionalmente.

Il mistero che lo circonda provoca nell'Individuo un sentimento di finitudine. Il Numen ineffabile e inaccessibile è mysterium tremendum et fascinans: un'entità che atterrisce e lascia sgomenti per la sua totale alterità, ma da cui ci si sente al contempo terribilmente e irresistibilmente attratti.

 

L'unico modo per entrarne in contatto è trascendere la Ragione, per fondersi con il flusso stesso della Vita.

E questo è l'altro messaggio sotteso dell'Arte Povera, rompere la divisione tra oggetto e soggetto, per riscoprire il Divino nascosto alla vista e presente nel cuore.

 

Di tutta questa esperienza, però, cosa rimane? Il limite dell'Arte Povera è nel medium usato. Il linguaggio concettuale è ben più difficile da realizzarsi rispetto al figurativo, perché parla al Cervello, non al Cuore.

 

E per affascinare il Cervello bisogna creare entità che siano al contempo semplici, di immediata comprensione, universali, capaci essere evidenti al di là della Cultura di provenienza e profonde, per far riflettere sull'Io e sul suo ruolo nel Mondo, ed evocative, per generare poesia.

 

Per un periodo limitato, l'Arte Povera è stata capace di far ciò: il momento magico è però passato e gli artisti, invece che rimettersi in discussione e tentare altre strade, non hanno fatto null'altro che plagiare se stessi, generando noia ed un esercito di cloni, convinti che far Arte significhi accoccare alla male peggio un bidone d'immondizia, due travi bruciate ed un disco rotto.


Di fatto, gli eredi del vero spirito dell'Arte Povera sono ben pochi, come ad esempio Ignazio Fresu che unisce alle meditazioni filosofiche sul Divenire e sulla natura dell'Essere il recupero dell'arte come Mimesis, destinata a produrre lo straniamento dello spettatore e fargli rimettere in discussione il concetto di Realtà.

Contemporaneamente, la reazione al concettualismo dell'Arte Povera ha generato mostri ben peggiori: un'orda di pittori che, ricalcando il Futurismo, si possono definire "fotografisti".

 

Coloro che negano che l'Arte possa veicolare qualsiasi concetto e riflessione sull'Uomo, riducendosi a decorazione di infimo livello e che ritengono persino inutile esprimere la propria creatività, limitandosi a far da copisti.

 

Fortuna che il tempo è stato con loro buon giudice, rintanandoli negli sgabuzzini e nelle gallerie di provincia.

Come può l'Arte digitale evitare entrambi gli eccessi del concettualismo fine a se stesso e della forma priva di idee?

Reinterpretando a suo modo i concetti base dell'Arte Povera: il recupero della Sostanza e della Spiritualità.

L'Arte digitale non può vivere soltanto nei pixel di uno schermo digitale: deve concretizzarsi. Per far questo deve aver il coraggio di sperimentare stampe su materie non standard, come fa ad esempio Daniela Mastrangelo o William Herbeff, oppure, come sperimentato da Dorian Rex, tentare la strada della post produzione, operando creativamente sulle immagini stampate.

 

E Spiritualità non deve essere l'affermazione di dogmi e credenze di una qualsiasi religione, ma la ricerca del Divino nascosto nell'Uomo e nel Mondo. Di quello che Gemisto così cantava nel Quattrocento, dandogli il nome di Apollo

 

Apollo re,
tu che regoli e governi tutte le cose nella loro identità,
tu che unifichi tutti gli esseri,
tu che armonizzi questo vasto universo così vario e molteplice,
o Sole, Signore del nostro cielo,

sii a noi propizio.

 

22/09/2011

Alessio Brugnoli

brugnolialessio@gmail.com

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