L'artista innaturalista non propone soluzioni perché il regresso è inarrestabile ma si limita a farsi specchio della prigioniera umanità

Manifesto Innaturalista

Era il primo Gennaio 2009, fuori notte e neve, dentro camino, grappa e cavalletto. Improvvisamente mi venne il desiderio di buttare giù quattro righe che spiegassero, a me prima che agli altri, perché dipingevo quel che dipingevo, manifestare, appunto, rendere chiaro.


Questo è ciò che ne sortì:
Innaturalismo è rappresentazione dell'uomo e dell'umanità per come essi sono, ovvero da oltre quindicimila anni scivolati verso l'innaturalità.


Innaturalismo è mostrare senza vane speranze, senza pietistici compromessi, senza romantiche interpretazioni, l'abisso del nulla nel quale l'uomo è precipitato trascinando con sé tutto ciò che lo circonda.
Innaturalismo è perciò evidenziare il brutto poiché il bello è scomparso dal mondo ed ove vi fosse ancora, non sarebbe comunque percepibile dall'uomo moderno.


L'artista innaturalista
, infischiandosene allegramente della tristezza che ciò induce nelle persone sensibili, non propone soluzioni perché il regresso è inarrestabile, ma si limita a farsi specchio registrando fedelmente gli innumerevoli aspetti e le mutevoli forme della prigioniera umanità, - ordinatamente caotica e caoticamente ordinata, vuota di pienezza e piena di vuoto, infelicemente gaia e gaiamente infelice, passivamente attiva ed attivamente passiva -, di questi tempi ultimi tempi.


L'entusiasmo e l'energia di altri cuori e menti ci portarono ad allestire la Prima Collettiva Innauralista inaugurata a Milano il 28 Maggio 2009, esplicando ancor meglio il contenuto del manifesto:
Questo manifesto nasce da un profondo disgusto per lo stato attuale dell'arte e della società.

Esso intende sollecitare un risveglio: non tanto delle abbruttite coscienze dei molti (impresa impossibile) ma almeno delle intorpidite intelligenze dei pochi. Noi riteniamo che l'arte contemporanea, nella sua forma dominante, si sia trasformata in un'istituzione accademica fondata sul denaro e sulla ricerca del successo, senza più rapporto alcuno con l'attività creativa.


Anche se non ci sfugge il nesso fra questo degrado e il modello culturale ed economico che sta conducendo il pianeta alla distruzione, crediamo che l'attuale crisi dell'arte provenga da lontano, almeno dalla fine delle cosiddette avanguardie storiche.

 

A nostro parere la rottura è avvenuta poco più di mezzo secolo fa, quando la comunità degli artisti si è dissolta e il comando delle operazioni è stato assunto dal mercato, anche per rispondere alla nuova società del benessere e al desiderio di acculturazione di un pubblico più vasto.

 

Naturalmente si è fatto il possibile per mascherare questo cambio di guardia, consolidato nei decenni successivi. Nonostante la manieristica reiterazione del linguaggio delle avanguardie, esso ha modificato radicalmente la natura dell'arte moderna, alterando la percezione del suo significato e del suo sviluppo, stravolgendo i criteri di selezione dei valori e modificando il ruolo dell'artista e il suo rapporto con la società.

 

Anche se in seguito sono state esaurite tutte le possibilità, sia di rielaborazione sia di opposizione al linguaggio moderno, a nostro avviso il significato essenziale dell'arte dell'ultimo mezzo secolo consiste nella sua natura accademica, cioè nella riduzione dell'arte a una tradizione di teorie, forme e modelli operativi.

 

Questo ridicolo e ormai putrefatto sistema di convenzioni, tenuto in vita artificialmente da una schiera di ben remunerati professionisti (galleristi, critici, collezionisti) ha cancellato ogni libertà e ha evitato una volta per tutte ogni rischio. Il difficile compito che ci attende - in quanto uomini sinceri e disinteressati - è di ricostruire su queste macerie un'arte e una comunità di artisti degna di questo nome, partendo quasi da zero come avevano fatto i nostri predecessori un secolo e mezzo fa.

18/09/2011

Fulvio Martini

f.martini1@virgilio.it

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