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Paola Fumagalli (Monza 1977) frequenta il liceo artistico e l'accademia di Belle Arti di Brera diplomandosi in pittura. La sua ricerca riflette temi quali la comunicazione e la sua negazione, il dentro e il fuori dellíopera, la sostituzione della presenza del corpo reale attraverso l'affermazione del corpo artistico mediante l'uso di mezzi quali il video e, più recentemente la fotografia, mezzi che riproducono la realtà duplicandola e moltiplicandola. Il suo campo di ricerca essenzialmente si concentra sul sé come luogo di analisi e speculazione. Questo comporta l'assunzione di vari ruoli all'interno della produzione dell'opera quali quello di autore, soggetto, campo di analisi e spettatore in una sorta di comunicazione circolare chiusa. Il corpo diviene mezzo; esso, attraverso la sua presenza nell'opera, attesta un'assenza dell'autore attraverso una sostituzione e distaccamento dal corpo dell'artista. Lentamente e pi˘ recentemente il fulcro si è manifestato ruotando attorno al tema del femminino creativo. Entra in gioco in maniera più netta la considerazione della corrispondenza tra il creativo e il femminile, anche attraverso il contatto col mondo dell'archetipo e del simbolo. L'operazione innescata non è soltanto il "parlare di" : parlare e rappresentare il femminile attraverso una idealizzazione o raffigurazione, ma nuovamente un'autoriflessione e identificazione tra ciò che viene mostrato e la dinamica stessa della creazione. Sostanzialmente la riflessione sul femminino diventa la creazione-creatività che riflette su se stessa. Rinuncia a qualunque forma di idealizzazione per abbracciare, attraverso un radicamento nelle proprie emozioni e nelle proprie ordinarie possibilità materiali, l'espressione di nient'altro che se stessa. Il corpo, il gesto diventano modi attraverso i quali rompere la fissità dell'immagine, creando una narrazione all'interno della stessa e operando una sovrapposizione che offra la possibilità di lasciare emergere l'inaspettato, il non calcolato, il casuale e lo stupore. A fronte di un lavoro dove l'autore esprime tutto il suo tentativo di controllo (essere soggetto oggetto spettatore partecipante) nasce l'elemento che ne desidera la liberazione. Gli elementi che concorrono a questa rottura sono individuati dall'artista nel movimento e nel lungo tempo di esposizione dell'immagine. In questo modo emerge un linguaggio dove si attesta la compresenza di qualcosa che resta fermo e qualcosa che cambia creando la variabile in ogni foto che compone la serie fotografica. Pertanto, in molti lavori diviene necessario, conseguentemente al confronto con la lunga esposizione, il confronto con un altro elemento: il buio, o comunque la scarsa quantità di luce. L'immagine diventa un "notturno". Un notturno dove il paesaggio è un corpo fisico che fa qualcosa. Questo suo fare qualcosa, oltre che diventare narrazione e creazione di variabile, è anche indicativo del tempo per cui entrerà luce nell'otturatore della macchina fotografica. Quel fare qualcosa diventa sospensione allontanamento e fuga da quel buio. Entra in gioco, poi, un altro elemento: quello della ripetizione in numerosi scatti della stessa situazione (costante) che da luogo a risultati diversi (variabile), ognuno plausibile, ognuno connesso agli altri ma a sÈ stante. Ognuno di essi in grado di attrarre per un particolare che non è presente negli altri, ma tutti indiscutibilmente parte dello stesso momento creativo. Lo spettatore potrà cogliere il lavoro nell'insieme, ma anche essere attratto da un pezzo piuttosto che dall'altro, scelta indicativa non della maggiore riuscita di un'immagine sull'altra, ma frutto degli speciali canoni e preferenze di chi osserva. Insieme alla ripetizione acquista valore un altro elemento, quello della narrazione: scomposta e sovrapposta. Scomposta da un lato mediante la separazione in tanti fotogrammi, sovrapposta, dall'altro nei numerosi piani di azione, tracce e memorie all'interno di ogni singolo scatto. PARTECIPAZIONE A MOSTRE L'ANATOMIA ARTISTICA come luogo della ricerca artistica: attualità e significati. Castello di Murat, Pizzo 9/ 18 agosto 1997; mostra collettiva a cura di Pierluigi Buglioni. SALON 1, 100 artisti dell'Accademia di Belle Arti di Brera. Museo della Permanente , Milano 30 maggio /21 giugno 1998. VIDEOZERO edizione del 1999, 2000, 2001. Rassegna video degli studenti dell'Accademia di Brera; a cura di Francesco Ballo. I video presenti nell'edizione del 2000 sono stati proiettati al PAC di Milano per tutto il periodo estivo dello stesso anno; quelli dellíedizione 2001 sono, invece, stati proiettati al Cineclub Pandora di Milano martedÏ 29 maggio 2001. ITALIAGIAPPONE tra Oriente e Occidente. Sala Espositiva del comune di Gaggiano (Mi) 17 / 25 giugno 2000. BRERA FOTOGRAFIA. Sala Comunale dei SS. Filippo e Giacomo, Brescia 1 / 30 luglio 2000; mostra a cura di Ken Damy. ITALIAGIAPPONE tra Oriente e Occidente. Biblioteca civica U.Pozzoli, Lecco 21 dicembre 2000 / 11 gennaio 2001. I COLORI DELLA TERRA. Società Umanitaria di Milano, chiostro dei Glicini 2-3-4 febbraio 2001; mostra a cura di Antonio D'Avossa. DUPLEX. DALLíIDENTICO AL MOLTEPLICE. Museo Internazionale dell'Immagine Postale, Belvedere Ostrense (An) 28 luglio /9 settembre 2001; mostra a cura di Antonio D'Avossa. Selezionata a ìIL PREMIO DI AFRODITE. LA PERCEZIONE SIMBOLICA. Pubblicazione sulla rivista EIKON, n.21, luglio-settembre 2012. VERSO EROS. POESIA AL FEMMINILE. Perugia. Oratorio di San Benedetto del Roscetto; 3 febbraio 2013. Partecipazione allíevento con la proiezione di alcune opere visive.

Portfolio

ìME PORNî (2010) La delegazione ad un corpo di plastica attraverso cui rincorrere ruoli e comportamenti si costituisce come prima separazione dal reale. A questa si aggiunge un ulteriore allontanamento rappresentato dallo scatto fotografico, che a dispetto del consueto valore di dispensatore del vero diviene testimone di un pensato e non accaduto.

Senza rete (2012) Il centro come intersezione. Come punto in cui convergono coordinate che danno vita a espansioni continue. Ovunque cíË un centro nasce uní intersezione. Ovunque cíË uníintersezione nasce un centro. Non esiste periferia alcuna. Mutando il centro (e possiamo mutarlo infinitamente) avremo figure sempre diverse, dando luogo allíinfinita ripetizione del meccanismo nellíinfinito mondo della diversit‡. La ripetizione nel mai uguale. Il tornare a sÈ stesso del mai uguale a sÈ stesso. Questa Ë uníimmagine sacra perchÈ ogni punto da cui parte la geometria Ë sacro. E' un'immagine nuda perchË niente Ë pi˘ nudo del fare di ogni punto un punto come un altro.

ìRED LEDî (2012) Eí una suggestione visiva, lëattenzione si sposta dallíanalisi di ruoli e spazi occupati; si tenta di illuminare líoggetto-corpo attraverso uníoperazione molto semplice, quasi infantile: il contatto, Líartefatto luminoso Ë appoggiato sulla carne, la fusione non avviene, ne nasce un gioco. E il corpo diviene rappresentazione. Poetica.

ìMADRE DI VETROî (2013) Viene scelto un oggetto, la boccia per i pesci rossi, e ne viene stravolto líuso. Compare nuovamente la relazione tra ìdentro fuoriî e la riflessione sulla potenzialit‡, líinespresso, la conservazione e il trattenimento.

CONSOLAMI (2013) Eí un lavoro realizzato attraverso un lungo tempo di esposizione in cui líartista si adopera, attraverso tentativi espressi nei numerosi scatti, per ricoprire due ruoli: il consolato e il consolatore. In ogni scatto líesecuzione richiede di incarnare prima una posa e successivamente líaltra, senza possibilit‡ di controllare a priori se líincontro tra le due immagini avverr‡ o meno. Eí la poetica del tentativo e, diversamente da altri lavori, attraverso líordinamento successivo degli scatti, prova a raccontare una storia dando anche una conclusione, quella della scomparsa del doppio.

LECCA QUELLO CHE RIMANE (2013) Lecca quello che rimane Ë líatto compiuto. Lecca quello che rimane diventa uníofferta. Resta miele come costante e collante mentre in ogni scatto nasce una fusione nuova attraverso la presenza di una spezia diversa. Il movimento, di cui resta traccia e alone nella fotografia, procede al contrario: líartista , al momento dello scatto ha gi‡ leccato quello che rimane e lo sta mostrando-offrendo, da lÏ procede togliendolo dalla lingua e tornando col viso alle mani dove erano contenuti i due elementi, in una sorta di percorso a ritroso nel tempo.

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