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Antonio Conte lo si può incontrare anche casualmente, casualmente si può incrociare il suo sguardo per le sale di un expò contemporaneo, in una galleria partenopea o in un locale fuoriporta da dove si vede il mare. Però la sua arte non ha nulla di casuale. Se mai è tutto un preciso intendimento, un deliberato percorso di consacrazione prima di tutto popolare. Se egli si professa, infatti, "artista del popolo" è perché semplice è il suo modo di guardare al mondo ed immediata e partecipe la risposta del suo pubblico, interpellato nella propria quotidiana esistenza, nei propri luoghi di ritrovo abituali, così come nelle saltuarie ma motivate visite in galleria d'arte. Volendo tentare di definire líopera di Antonio sotto precise gerarchie tecniche si rischierebbe, inevitabilmente, di porre un limite a chi è esente da classificazioni o a chi forse, dopo gli anni accademici, ha abbracciato più saperi artistici: il suo colore e il suo gesto possono sembrare espressionisti, per certi suoi soggetti si è chiamato in causa il Surrealismo, alcune sue opere sembrano utilizzare il vocabolario ascetico dell'astrattismo, mentre la Pop-Art e Warhol potrebbero, a tratti, aver ispirato il suo cammino. Chi guarda, però, alla sua arte difficilmente si fa impressionare da tali rimandi. A farla da padrone è il trasporto emotivo che il suo vortice creativo innesca in chi lo guarda, sono la realtà e, insieme, la sua fantasia a farci immaginare cose da noi già pensate o vissute. Inspiegabilmente líartista le ha narrate prima di tutti, o perché le ha vissute a sua volta, o perché, con discrezione, ha saputo leggere quelle storie negli occhi altrui, tutto intorno. Così si percepisce líarte di Antonio Conte, come se fosse anche un poí nostra. Questo è il regalo che l'artista partenopeo fa al suo pubblico, lo eleva a soggetto delle proprie "Facce da Facebook" perché ognuno possa essere famoso per qualcuno, lo trasforma in destinatario delle proprie Mail Art, "Cartoline d'autore", perché possa essere reso partecipe di ogni attimo della vita dell'artista, di ogni pensiero balenato fulmineo nella mente di quest'ultimo. A volte sa anche impadronirsi dei sogni di noi tutti, sa tornare allíinfanzia per riprendere e per restituirci quelle "Storie d'Amore e Fantasia" che nostalgicamente ripercorriamo durante tutta l'età adulta, apponendo su ciascuno di quei ricordi un suggello mitico. E poi, con "Spore", il suo e il nostro vissuto tornano prepotentemente a galla, questa volta chiamati in causa dalla musica o dalle parole che, al momento giusto, qualcuno ha fatto risuonare nella nostra mente perché ne fossimo irrimediabilmente condizionati, esaltati, confortati. Siamo anche pronti, dunque, con tale bagaglio di sensazioni, a seguire l'artista nelle sue molte peregrinazioni, a farci spazio come indumenti nella sua valigia di emozioni pur di vedere con lui quei luoghi che il suo "Carnet de voyage" ci restituisce sempre con tanta vividezza, con tanta spontanea ingenuità. D'altronde, a volte, si può viaggiare anche con gli occhi degli altri, vivere vite altrui per tornare con più consapevolezza alla propria. E questo riusciamo a fare risalendo quell'interminabile groviglio di inchiostro che Antonio ha riversato sulla carta, per regalarci un attimo, un sospiro, un incontro, un paesaggio lontano. Lo "sguardo meraviglioso" di Antonio Conte sembra essere, così, quello con cui noi tutti vorremmo guardare sempre alla vita, con disincanto, senza timori, "per ricevere, solo ricevere negli occhi il mondo", accettare, accettare noi stessi e il nostro semplice esistere. Pinuccia Flore

Portfolio

Facebook Ë la prova tangibile che Warhol aveva ragione, tutti noi avremmo avuto i nostri quindici minuti di celebrit‡ anche se forse non Ë pi˘ una questione di tempo,oggi siamo famosi non per quindici minuti ma per quindici persone, il nostro pubblico. Il Web permette, di fatto, di avere un costante 'controllo sulla notoriet‡': ognuno di noi Ë in grado istantaneamente di verificare da quante persone si Ë letti, osservati, (eventualmente) apprezzati: si creano ìmicro celebrit‡î a colpi di click. Facebook ti ´fotografaª, ti trasforma in personaggio, solletica abilmente il tuo egocentrismo,con face book ognuno diventa personaggio famoso e attenzione attenzione ognuno Ë anche critico dellíaltro in un continuo gioco delle parti ,Il vecchio critico decretava un successo o un fallimento parlando da solo alla massa: ora Ë una 'massa critica che parla a se stessa. Tutti famosi per un giorno? No. Tutti famosi per qualcuno

un progetto speciale dedicato alla legalit‡ e studiato in occasione del ventesimo anniversario delle grandi stragi di mafia. Sul progetto presentato a mostrami 5 : "la mafia come silenzio,soffocamento,catene,bellezza negata e bellezza deturpata, Un progetto sul silenzio per cercare di fare rumore" Sulla legalit‡ : " Legalit‡ come condivisione della bellezza, della cultura, delle regole intese come rispetto verso il prossimo e non come imposizioni. Legalit‡ Ë libert‡ , partecipazione e consapevolezza." "Una busta di plastica in testa perchË a non guardare non vedere e non sentire non si vive meglio,si muore solo in maniera diversa"

Antonio Conte lo si può incontrare anche casualmente, casualmente si può incrociare il suo sguardo per le sale di un expò contemporaneo, in una galleria partenopea o in un locale fuoriporta da dove si vede il mare. Però la sua arte non ha nulla di casuale. Se mai è tutto un preciso intendimento, un deliberato percorso di consacrazione prima di tutto popolare. Se egli si professa, infatti, “artista del popolo” è perché semplice è il suo modo di guardare al mondo ed immediata e partecipe la risposta del suo pubblico, interpellato nella propria quotidiana esistenza, nei propri luoghi di ritrovo abituali, così come nelle saltuarie ma motivate visite in galleria d’arte. Volendo tentare di definire l’opera di Antonio sotto precise gerarchie tecniche si rischierebbe, inevitabilmente, di porre un limite a chi è esente da classificazioni o a chi forse, dopo gli anni accademici, ha abbracciato più saperi artistici: il suo colore e il suo gesto possono sembrare espressionisti, per certi suoi soggetti si è chiamato in causa il Surrealismo, alcune sue opere sembrano utilizzare il vocabolario ascetico dell’astrattismo, mentre la Pop-Art e Warhol potrebbero, a tratti, aver ispirato il suo cammino. Chi guarda, però, alla sua arte difficilmente si fa impressionare da tali rimandi. A farla da padrone è il trasporto emotivo che il suo vortice creativo innesca in chi lo guarda, sono la realtà e, insieme, la sua fantasia a farci immaginare cose da noi già pensate o vissute. Inspiegabilmente l’artista le ha narrate prima di tutti, o perché le ha vissute a sua volta, o perché, con discrezione, ha saputo leggere quelle storie negli occhi altrui, tutto intorno. Così si percepisce l’arte di Antonio Conte, come se fosse anche un po’ nostra. Questo è il regalo che l’artista partenopeo fa al suo pubblico, lo eleva a soggetto delle proprie “Facce da Facebook” perché ognuno possa essere famoso per qualcuno, lo trasforma in destinatario delle proprie Mail Art, “Cartoline d’autore”, perché possa essere reso partecipe di ogni attimo della vita dell’artista, di ogni pensiero balenato fulmineo nella mente di quest’ultimo. A volte sa anche impadronirsi dei sogni di noi tutti, sa tornare all’infanzia per riprendere e per restituirci quelle “Storie d’Amore e Fantasia” che nostalgicamente ripercorriamo durante tutta l’età adulta, apponendo su ciascuno di quei ricordi un suggello mitico. E poi, con “Spore”, il suo e il nostro vissuto tornano prepotentemente a galla, questa volta chiamati in causa dalla musica o dalle parole che, al momento giusto, qualcuno ha fatto risuonare nella nostra mente perché ne fossimo irrimediabilmente condizionati, esaltati, confortati. Siamo anche pronti, dunque, con tale bagaglio di sensazioni, a seguire l’artista nelle sue molte peregrinazioni, a farci spazio come indumenti nella sua valigia di emozioni pur di vedere con lui quei luoghi che il suo “Carnet de voyage” ci restituisce sempre con tanta vividezza, con tanta spontanea ingenuità. D’altronde, a volte, si può viaggiare anche con gli occhi degli altri, vivere vite altrui per tornare con più consapevolezza alla propria. E questo riusciamo a fare risalendo quell’interminabile groviglio di inchiostro che Antonio ha riversato sulla carta, per regalarci un attimo, un sospiro, un incontro, un paesaggio lontano. Lo “sguardo meraviglioso” di Antonio Conte sembra essere, così, quello con cui noi tutti vorremmo guardare sempre alla vita, con disincanto, senza timori, “per ricevere, solo ricevere negli occhi il mondo”, accettare, accettare noi stessi e il nostro semplice esistere. 
 
 Pinuccia
Flore

 Università
di
Pisa


l suo linguaggio pittorico mostra tangenze con i padri della Pop Art, il segno espressionista e lo spirito Dada, che lo porta spesso a elaborare giochi di parole ed a cercare contaminazioni con altre discipline artistiche (per esempio molti titoli delle sue opere richiamano testi di canzoni, libri o da film). Negli ultimi anni sta sperimentando la scultura e le installazioni, accentuando la vena relazionale insita nella sua concezione dell’arte: ama definirsi “artista popolare” e coinvolgere gli spettatori attraverso il gioco e l’umorismo. I supporti delle sue opere pittoriche variano da quelli più tradizionali, come tela e tavola, ai meno usuali, come giornali, carta da pacchi e, negli ultimi anni, materiale pubblicitario, come locandine, poster, manifesti recuperati dalla strada. In questi ultimi lavori, in particolare, l’artista denuncia un’attenzione per la natura squisitamente espressiva del materiale, costituito da una superficie già dotata di una carica estetica e comunicativa, su cui l’intervento pittorico si sovrappone solo parzialmente lasciando intravedere degli elementi di partenza.Inoltre nella scelta del singolo manifesto e nella difficoltà del suo recupero entra in gioco una componente dadaista legata al caso ed all’immanenza dell’opera, nonché all’hic et nunc della sua realizzazione. Opere realizzate qui e ora, perché su quei manifesti , su quelle locandine e su quei poster l’occhio dell’artista si è posato. Qui e ora, altrove non sarebbe possibile o sarebbe stato possibile ma in maniera del tutto diversa , legato mai come questa volta al luogo in cui l’artista opera. Susanna Crispino

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