la fotografia è manipolazione di luce, il fotografo è un manipolatore di luce.

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IL FOTOGRAFO E’ UN MANIPOLATORE DI LUCE ; LA FOTOGRAFIA E’ MANIPOLAZIONE DI LUCE. MOHOLY- NAGY Enrico Salzano nasce a Salerno. Laureato in matematica presso l’Università di Napoli, contemporaneamente agli studi scientifici, si interessa di pittura e fotografia. Dal 1970 si dedica alla fotografia tenendo numerose mostre in Italia e all’estero. Il suo pensiero è influenzato dal Bauhaus e da Moholy-Nagy, da Man Ray e dalla fotografia futurista. Dal 1980 oltre a promuovere la fotografia a Salerno, scrive numerosi testi sul linguaggio fotografico che culminano nel “Manifesto della Fotografia Cosmica”, pubblicato sulla Rivista “Frontiera Immaginifica”. La fotografia di Salzano dialoga con la migliore ricerca europea, in particolare di Parigi, dove ha esposto in due occasioni al Grand Palais (Signes-Ecriture dans l’art actuel 1985, Communication 1986) . Biennale di Pechino 2003

Portfolio

La ricerca di Enrico Salzano ha il pregio di essere inedita nella concezione, raffinata nella composizione, ancestrale nel soggetto. Artista ed intellettuale, Enrico Salzano propone studi estetici finissimi e analisi originali e approfondite, ove gareggiano sorpresa, bellezza e scienza.Colta, essenziale ed elegante, la Fotografia dell'artista affondale sue radici in un concetto complesso d'interpretazione del mito e di fine illustrazione dell'arcaicità attraverso la malia cromatica del fotogramma in bianco e nero..... Tutto, infine, è sospeso ed espresso nell'ineluttabile fascinazione del divino, è la celebrazione di Dioniso. Dioniso trino:raccolta, vendemmia e delibazione del vino, ove protagonisti sono fauni danzanti, memori dei vasi attici, che attingono dai crateri e dagli otri la preziosa bevanda, mentre i versi di Alceo e Anacreonte risuonano sulle note di flauti suonati da ancelle (s)vestite di magiche trasparenze... (da un testo del critico Antonella Nigro)

Paestum 2 luglio 2005 Dichiarazione rilasciata dal prof. Gillo Dorfles ai visitatori italiani e stranieri convenuti al Museo Archeologico Nazionale di Paestum per la chiusura della mostra”Fotogrammi dalla Magna Grecia”, di Enrico Salzano. Consiglio tutti, di andare sopra, non solo a vedere la mostra, ma a leggere, appunto come diceva Salzano, le notazioni dei visitatori, perché dimostrano che questa gente , probabilmente qualsiasi,venuta dalla Germania, dalla Norvegia, dalla Francia, è rimasta impressionata da queste fotografie. Quindi direi che è una delle prove che questa mostra è qualche cosa di abbastanza insolito, diciamo del tutto insolito. Perché parlare di fotografia non avrebbe neanche senso, quindi non è che io voglia fare la storia dei dagherrotipi o dei grandi reportage fotografici o di quelli che si sono serviti della fotografia come un’arte surreale , ecc.., ma quello che è interessante è che la fotografia fatta da Salzano è un’altra cosa, cioè un modo nuovo di utilizzare questo mezzo per interpretare una cosa antichissima come appunto i relitti dell’Antica Grecia. Naturalmente questo vale per l’Antica Grecia, ma domani Salzano potrà fare altrettanto anche con la civiltà dei nostri giorni, non è che sia necessariamente legata all’Antica Grecia, però siccome siamo a Paestum, e siamo nel Museo Archeologico, il fatto di vedere abbinati davanti a noi, le metope antiche del museo di 2000 anni fa o di 2500 anni fa, e questi fotomessaggi, fotogrammi, fatti oggi e ispirati alle figure di allora, è una cosa veramente molto affascinante, soprattutto quando vediamo alcune di queste figure che il Salzano ha fatto “pascolare”, in mezzo ai templi, li ha fatti scendere in mezzo all’erba, tra le rocce, per cui sembra veramente che questi antichi personaggi siano ridiscesi dal loro Olimpo (penso che si tratti non di Paradiso, ma di Olimpo), per ritrovare il loro Habitat di un tempo. Per questo consiglio a tutti di vedere la mostra e di rendersi conto che è qualche cosa che fino ad oggi vedete soltanto qui.

In principio furono le “veneri” di pietra, granito, ardesia, poi di avorio, d’ambra del Simeto e non solo. Ma se “i successori creano i precursori”; i graffiti nelle grotte dell’Età Paleolitica hanno generato tutti gli archetipi di immagini simboliche, “religiose”, di donne dal ventre fecondo, dai seni gonfi come a dover allattare civiltà intere che ruotavano intorno alla grande placenta del Mare-Madre (e Padre): il Mediterraneo. Forme apparentemente sgraziate di dieci, quindicimila anni fa, immagini che fanno pensare ora ad esseri alieni o quando tutto va bene ai disegni che rimandano al primo Ubu Roi di Jarry o all’omino Michelin riveduto e corretto tra prospettive anamorfiche. Poi le forme, matrici, semi d’umanità, diventano donne, dee, matrone etrusche e poi greche e poi romane con tutto il retaggio di belletti e orpelli di allora e di ora, molti, –profumi, coloranti, creme–, si sa, sono di origine egizia. Un carosello, un convivio reso possibile dalla ricerca e dal telemetro interiore di Enrico Salzano; un salto di migliaia d’anni come un sasso scagliato nell’acqua. Intorno puntini come piccoli scogli, segni, graffi, carezze. Proprio dall’acqua, dal bacino del Mediterraneo, qui e in particolare, in questo viaggio tra le silhouette di donne, ci giunge “l’eco di memoria”, il sapore del Tempo e dello Spazio, il granello fermato nelle foto pitture di Salzano, inno e preghiere all’origine della nostra civiltà, omaggio alle nostre madri, al segno significante e magico dell’Arte. Marcello Napoli (giornalista, collaboratore de Il Mattino) novembre 2015

In principio furono le “veneri” di pietra, granito, ardesia, poi di avorio, d’ambra del Simeto e non solo. Ma se “i successori creano i precursori”; i graffiti nelle grotte dell’Età Paleolitica hanno generato tutti gli archetipi di immagini simboliche, “religiose”, di donne dal ventre fecondo, dai seni gonfi come a dover allattare civiltà intere che ruotavano intorno alla grande placenta del Mare-Madre (e Padre): il Mediterraneo. Forme apparentemente sgraziate di dieci, quindicimila anni fa, immagini che fanno pensare ora ad esseri alieni o quando tutto va bene ai disegni che rimandano al primo Ubu Roi di Jarry o all’omino Michelin riveduto e corretto tra prospettive anamorfiche. Poi le forme, matrici, semi d’umanità, diventano donne, dee, matrone etrusche e poi greche e poi romane con tutto il retaggio di belletti e orpelli di allora e di ora, molti, –profumi, coloranti, creme–, si sa, sono di origine egizia. Un carosello, un convivio reso possibile dalla ricerca e dal telemetro interiore di Enrico Salzano; un salto di migliaia d’anni come un sasso scagliato nell’acqua. Intorno puntini come piccoli scogli, segni, graffi, carezze. Proprio dall’acqua, dal bacino del Mediterraneo, qui e in particolare, in questo viaggio tra le silhouette di donne, ci giunge “l’eco di memoria”, il sapore del Tempo e dello Spazio, il granello fermato nelle foto pitture di Salzano, inno e preghiere all’origine della nostra civiltà, omaggio alle nostre madri, al segno significante e magico dell’Arte. Marcello Napoli (giornalista, collaboratore de Il Mattino) novembre 2015

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